Cosa hanno in comune episodi diversi come quello di un gioielliere che chiama “legittima difesa” la vendetta contro dei rapinatori e l’attacco statunitense-israeliano agli ayatollah iraniani? Apparentemente nulla, tranne che sono azioni contro chi non merita certo la nostra simpatia.
Le scienze cognitive possono aiutarci a capire che noi tutti utilizziamo schemi cognitivi (cioè strutture mentali a priori, habitus, modelli preconcetti) che filtrano le nostre percezioni, forniscono un senso, guidano le reazioni; sono schemi che agiscono nell’immediato, spesso inconsapevolmente; poi può intervenire un ragionamento che approfondisce, corregge o conferma questa prima impressione.
La pubblicità funziona in questo modo (non a caso per venderti un’automobile associano soprattutto emozioni, non informazioni tecniche); i social esasperano lo stimolo-risposta emozionale immediato che allontana (o addirittura impedisce) l’esame razionale dell’informazione ricevuta; tra le conseguenze c’è anche il degrado della Politica (quella sistemica, con la maiuscola) ridotta a schermaglie politiciste da talk show.
La “generalizzazione cognitiva” è il trasferimento di uno schema cognitivo da un ambito all’altro: una regola strutturale assimilata (spesso) agisce come mappa mentale universale, applicata a contesti diversi, sia dal macro al micro (top-down) sia dal micro al macro (bottom-up). Il ragionamento (direbbe Jean Piaget) può “accomodare” queste mappe mentali “assimilate”, ma il pensiero critico richiede qualche sforzo e qualche competenza.
È comprensibile che per molti la reazione immediata, a fronte della “punizione” di un rapinatore o di un despota, sia di soddisfazione; poi, chi è capace non solo di “assimilazione” ma anche di “accomodamento”, può facilmente arrivare alla conclusione (al di là della valutazione sulla quantità della pena e dei risarcimenti) che è meglio vivere in uno Stato di diritto, per quanto imperfetto, perché lasciare decidere le “punizioni” ai pre-giudizi “morali” di privati “giustizieri” ci espone all’arbitrio e alla sopraffazione.
Analogamente riguardo al diritto internazionale e al ruolo dell’ONU, che ha rappresentato dal secondo dopoguerra un “ordine” molto imperfetto e subordinato alle grandi potenze, ma pur sempre un argine alla pura logica della forza; mentre l’attuale presidente degli States si ritiene “chiamato da Dio” e vincolato solo dal suo “giudizio morale”. Lo schema cognitivo che propone è sovrapponibile a quello dell’orefice.
La scomparsa della politica sistemica e il controllo sui mezzi di comunicazione (stampa, tv, social) hanno desertificato le relazioni sociali; in questo deserto di menti distratte, superficiali, deboli o rancorose scorrazzano gli sciacalli pseudo-politici, che non prospettano soluzioni (che richiederebbero reperimento di risorse, tempi lunghi, vantaggi con anche qualche controindicazione e effetto collaterale) ma vendono emozioni (come nella pubblicità persuasiva dove non si mostra l’oggetto ma solo una suggestiva atmosfera), soprattutto paure.
Poi nella nostra italietta c’è un general generico, molto generico perché i “dettagli” li lascia a qualche disperato ex che ha perso il treno per il ponte, o alla “destra sociale” che si è dimostrata talmente conservatrice da conservare la politica neoliberista del governo precedente, sia pure aggiungendovi un pizzico di autoritarismo anti-giovanile.
Insomma, piccole figure che recitano e alimentano schemi cognitivi prodotti da altri, in una società che ormai mostra apertamente la sua crisi ma non una via d’uscita.
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