“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva”; così inizia l’enciclica di Prevost sull’intelligenza artificiale. Il testo è lungo e è articolato su diversi piani; in questo nostro breve scritto accenneremo soltanto a due aspetti: sulle motivazioni di fondo e sull’attualità politica.
Al fondo c’è la pretesa – come diceva Max Weber – di avere il monopolio dei beni salvezza. Quando compare un qualcosa di nuovo, che possa avere anche qualche riflesso etico, il Vaticano ci si butta a capofitto perché non vuole rischiare di perdere la sua “superiorità” di autentico interprete della volontà di dio presso il gregge delle pecorelle spesso smarrite.
L’intelligenza artificiale (AI) è indubbiamente una innovazione tecnica che sta già producendo grandi cambiamenti e molti altri ne produrrà nel prossimo futuro. Non stupisce quindi che il Vaticano si sia impegnato in materia di algoretica (etica degli algoritmi).
Già nel 2017 il Pontificio Consiglio della Cultura ha affrontato formalmente il tema dell’AI; nel 2019 ne hanno discusso anche insieme a Reid Hoffman di LinkedIn e Mitchell Baker di Mozilla; nel 2020 il Rome Call for AI Ethics Document, firmato in collaborazione con IBM, Microsoft, Cisco, il Ministero dell’Innovazione italiano e altri partner, proponendo che l’AI sia comprensibile per tutti, non discriminatoria, responsabile, libera da pregiudizi, affidabile e sicura.
Il Vaticano ha pubblicato leLinee Guida in Materia di Intelligenza Artificialenel 2024,Antiqua et novanel 2025, poi questa enciclicaMagnifica Humanitas. Come specificato anche in “Fratelli Tutti” di Bergoglio, il dialogo e il consenso sono importanti ma la verità possiede un valore intrinseco superiore. Ovviamente il riferimento è alla loro “verità”.
L’enciclica di Prevost si è caricata di significati anche in relazione all’attualità politica, alle polemiche con Donald Trump, ai tentativi di Peter Thiel di rappresentarlo come l’anticristo.
Prevost, eletto papa soprattutto per ricucire le divisioni nella chiesa cattolica e soprattutto con la conferenza episcopale statunitense, ha iniziato il suo mandato con grande prudenza e discrezione, ma gli attacchi scomposti di Trump e Thiel gli hanno fornito facili occasioni per ergersi a difensore (seppure generico) della pace e della giustizia.
Quindi applausi anche da una sinistra priva di visione politica, che si accontenta di qualche banale dichiarazione “umanista”.
31/5/26
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