Non “schediamo” i nostri iscritti e simpatizzanti ma sappiamo che fanno variamente riferimento al pensiero liberale, socialista, antiautoritario, quindi votano per partiti diversi, cioè ArciAtea è un’associazione (apartitica ma non apolitica) di atei razionalisti che sostengono la laicità dello Stato.
Dunque, dovrebbe occuparsi anche di geopolitica? In termini generali la risposta non può che essere positiva: Putin benedetto da Kirill invade l’Ucraina, dove gli viene contrapposta una ortodossia autocefala; Netanyahu si ispira alla bibbia ebraica per bombardare l’Iran degli ayatollah islamici, insieme al presidente statunitense chiamato dal dio cristiano, che considera non abbastanza amerikano il prudente papa dei cattolici.
È abbastanza chiaro che è finito l'”ordine” internazionale in vigore da 80anni, dalla fine della Seconda guerra mondiale; la crisi dell’egemonia USA non ci sta portando a un sistema globale multipolare basato sul diritto e amministrato dall’ONU, né a un nuovo bipolarismo USA-Cina, ma a un multipolarismo caotico dove ciascuno cerca di affermare il proprio potere (anche a livelli regionali e locali) aumentando i conflitti armati e con alleanze variabili e occasionali.
Prendiamo un esempio recente. Donald Trump ha detto che sta “considerando seriamente il ritiro degli USA dalla NATO” dopo il no degli europei al coinvolgimento nella guerra contro l’Iran; molti ne discutono appassionatamente (nonostante il suo “seriamente” lasci qualche dubbio) e reagiscono in vari modi: oddio! magari! per entrare dove?!
Qualsiasi esperto di strategie militari può spiegare che uscire dalla NATO è impraticabile (almeno a medio termine) e soprattutto che gli Stati Uniti hanno bisogno delle basi europee per proiettare la loro potenza nel mondo, e non ci rinunceranno quand’anche decidessero di ridurre parte del loro impegno; semmai cercheranno di farci comprare più armi prodotte da loro e altri asset strategici che confermino la dipendenza degli Stati europei.
Se è vero che sono soprattutto gli Stati Uniti a avere bisogno degli europei, ne conseguirebbe che l’Europa ha il coltello dalla parte del manico nel contrattare con gli USA per ottenere, se non una completa indipendenza, almeno una riduzione della dipendenza. Ma…
Ma il problema è che non esiste un’Europa politica; l’eccessivo e rapido allargamento ha reso l’Unione Europea disomogenea, poco più che uno spazio economico, consentito dagli USA purché non diventasse gli Stati Uniti d’Europa, o la Federazione europea, o come si vuole chiamarla, cioè un’entità dotata di una unica politica economica, internazionale, militare (un esercito europeo costerebbe di meno e sarebbe più efficace della somma degli attuali eserciti nazionali), ecc.
La strada più razionale sarebbe cominciare a unificare politicamente (per esempio con una “cooperazione rafforzata” già prevista dalla normativa vigente) i principali Stati dell’Europa occidentale (Germania, Francia, Italia, Spagna), che nonostante tutto sono relativamente più omogenei per interessi e struttura sociale, e cercare poi l’adesione anche degli altri.
Ma sembra prevalere la logica dei capponi di Renzo (come nell’episodio dei Promessi sposi), cioè la concorrenza con i vassalli vicini per sperare in qualche sconto, senza dignità e con ben poche possibilità di ottenere qualcosa dal feudatario malato.
4/5/26
Vedi anche:
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