Il termine secolarizzazione è “entrato nel linguaggio giuridico durante le trattative per la pace di Vestfalia (1648), allo scopo di indicare il passaggio di beni e territori dalla Chiesa a possessori civili … Nel 19° sec. è passato a indicare il processo di progressiva autonomizzazione delle istituzioni politico-sociali e della vita culturale dal controllo e/o dall’influenza della religione e della Chiesa” (Treccani).
I processi di secolarizzazione (intesa come laicizzazione) hanno assunto forme diverse nel corso del tempo e in relazione alle vicende storiche, sociali e politiche dei diversi Paesi. Il concetto nasce in Europa con la modernità, cioè con l’Illuminismo che promuove l’autodeterminazione, con la rivoluzione scientifica e industriale, con la scolarizzazione di massa e l’urbanesimo, e si diffonde in tutto il mondo, anche grazie ai mezzi di comunicazione che riducono lo spazio-tempo (treni, navi a vapore, telegrafo, ecc.).
I principali caratteri generali della secolarizzazione descritti dalle indagini sociologiche sono:
– progressivo aumento dei non credenti (atei e agnostici) soprattutto tra i giovani di entrambi i sessi;
– l’adesione alle religioni resiste di più nelle campagne e nelle piccole città, tra gli anziani (soprattutto donne) e i meno scolarizzati;
– la maggioranza di chi si dichiara credente adotta una “religione a bassa intensità”, cioè non partecipa ai riti (se non a quelli di occasioni importanti quali matrimoni o funerali), individualizza la fede (segue talvolta qualche precetto ma non la dottrina), aderisce a una tradizione culturale più che a una fede (appartenenza senza credenza);
– poi ci sono minoranze che si radicalizzano, in diverse forme spirituali e politiche, che ispirano movimenti o guidano governi, dove più e dove meno, in oriente e in occidente.
Nonostante i numerosi casi di utilizzo politico del fondamentalismo religioso, la secolarizzazione avanza, seppure in forme diverse e non lineari. Un recente sondaggio Gallup rileva la tendenza alla secolarizzazione anche negli Stati Uniti, ma con forti spinte alla radicalizzazione che si intrecciano al disagio economico e sociale (dall’intro della conf 29/1/26La crisi negli USA del “destino manifesto” e della laicità).La secolarizzazione avanza anche tra i musulmani, nei Paesi islamici e tra gli immigrati.
Vari report (per esempio di Arab Barometer, la fonte primaria per il Medio Oriente e il Nord Africa) documentano un (differenziato ma tendenziale) aumento della percentuale di chi si definisce “non religioso”, soprattutto tra i giovani. L’urbanesimo (che riduce i legami comunitari tradizionali e il controllo sociale), la scolarizzazione, internet favoriscono il confronto critico e, insieme alla sfiducia nell’islam politico, spingono le nuove generazioni urbane verso l’ateismo o a vivere (come da noi) una religione “fai-da-te”, meno legata alle istituzioni religiose tradizionali e più all’identità personale.
Le ricerche sui musulmani europei (di European Social Survey, Pew Research, ISMU, ecc.) documentano che gli immigrati di prima generazione mantengono alti livelli di pratica religiosa; invece le generazioni successive frequentano meno la moschea e sui diritti civili (parità di genere, LGBT+, ecc.) somigliano più ai loro coetanei italiani che ai loro genitori. Spesso l’utilizzo di simboli quali il velo è soprattutto una reazione identitaria a una mancata integrazione che non si accompagna al rispetto dei precetti (preghiere quotidiane, digiuno del Ramadan, ecc.).
La radicalizzazione delle minoranze islamiche è consistente, anche se in calo, ma è percepita più consistente di quanto sia effettivamente per ragioni geopolitiche: dopo il crollo dell’Urss l’Occidente a guida USA ha ritrovato un suo “nemico esistenziale” nel terrorismo islamico e si è impegnato a “esportare la democrazia” in vari Paesi islamici. L’alimentazione dell’islamofobia ha aiutato a oscurare l’ipocrita adozione di doppi standard e a esaltare le “radici cristiane” dell’Occidente. Poi le destre nazionali si sono accodate, anche per “deviare” il disagio sociale prodotto dalle disuguaglianze, e per bassi interessi elettoralistici.
Non c’è dubbio che la dottrina islamicaoffra molti elementi alla nostra critica, ma sono elementi riscontrabili anche nei testi sacri degli ebrei e dei cristiani (vedi sotto Paolo di Tarso nel Nuovo testamento). Analogamente sull’uso politico della fede per giustificare aggressioni militari e assassinii (definiti terroristici solo per alcuni). Accanto ai sanguinari ayatollah iraniani c’è l’ortodosso Putin (benedetto da Cirillo), l’ebreo Netanyahu (ispirato dalla bibbia e dalle comunicazioni giudiziarie), il cristiano Trump (che vuole più poteri e meno Epstein files); tutti “scelti da dio”, un dio evidentemente cangiante e multiforme.
Noi europeiabbiamo bisognodi forza-lavoro e moltiimmigrativengono inevitabilmente da Paesi di tradizione islamica, quindi dovremmo favorire la loroinclusione, rispettando la laicità e i diritti indicati nella nostra Costituzione, invece di proporre una “contro-shari’a padana”, invece di propagandare paure e stupidaggini irrealizzabili sui blocchi navali e sulla remigrazione.
Tutti i movimenti migratori (anche quelli degli anni ’50dal sud e dal nord-est) creano inevitabilmente anche problemi sociali; si tratta di decidere se ci conviene alimentarli per raccogliere qualche voto con la paura, oppure cercare di risolverli con politiche interculturali per l’inclusione (che favoriscono anche i processi di secolarizzazione già in atto).
12 aprile 2026
Vedi anche:
La Spada dell’Islam 8 aprile 2026
Carcere e islam 2 aprile 2026
La crisi dell’Occidente e la rinascita degli integralismi 17 ottobre 2025
Se non fosse drammatico sarebbe ridicolo 19 settembre 2023
Partecipazione religiosa e profili degli elettorati 1 gennaio 2022
Nuovo testamento(la seconda parte della bibbia cristiana),Paolo di Tarso

1Corinzi 11:3Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio.4Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo.5Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata.6Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.7L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo.8E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo;9né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo.10Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli.
14:34Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge.35Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.
1Timoteo 2:11La donna impari in silenzio con ogni sottomissione.12Poiché non permetto alla donna di insegnare, né di usare autorità sull’uomo, ma stia in silenzio.13Infatti Adamo fu formato per primo, e poi Eva;14e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione.15Tuttavia sarà salvata partorendo figli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia.
Vai sulcanale YouTube di ArciAtea (vedi anche le playlist eiscriviti al canale)
vai alla paginaPODCÂSTdi ArciAtea








