L’islamofobia è definita come una forte avversione, paura o odio pregiudiziale verso l’Islam, la cultura islamica e i musulmani, che si traduce in discriminazione, xenofobia e atti di intolleranza. Spesso manifestata come razzismo strutturale o attraverso hate speech online, colpisce in modo particolare le donne musulmane e si diffonde frequentemente in contesti di polarizzazione politica o dopo eventi di cronaca.
La nostra recente conferenza Carcere e islam, esperienze a confronto per una politica laica e interculturale ha raccolto molti commenti di islamofobi che, appunto, hanno sfogato il loro odio verso i komunisti musulmani e gli atei.
Una parte di questi sono i soliti troll ad-destrati, con cui non è possibile dialogare perché, pur essendo biologicamente umani, sono cognitivamente automi che non esprimono intelligenza artificiale o di altra natura, ma solo reazioni pavloviane. Ma raccogliendo tutto il nostro ottimismo della volontà proviamo a spiegare cosa sosteniamo in materia a chi non esclude del tutto il dialogo.
Noi di ArciAtea siamo razionalisti atei, contrari a ogni dogmatismo religioso e politico (quindi anche al culto della personalità di Stalin o di Trump), riteniamo che tutte le religioni siano un “oppiaceo” ma difendiamo la libertà di ciascuno di credere e praticare una religione o nessuna.
Essendo laici, sosteniamo l’autodeterminazione dell’umanità che nella modernità si esprime in una sfera privata dove siano rispettate tutte le diversità, e in una sfera pubblica dove siano considerati uguali tutti, ma dialogando etsi deus non daretur, cioè senza anteporre “verità” assolute politiche o religiose. Perché i buoni e i cattivi li troviamo ben distribuiti tra i cristiani, gli ebrei, i musulmani, gli atei, ecc.: nessuno ha l’esclusiva.
Facciamo notare a chi parla di “remigrazione” che l’immigrazione è anche spinta dal bisogno, ma è soprattutto trainata dalla domanda di lavoro (dovuta alla denatalità, all’emigrazione dei “nostri” giovani, ecc.), quindi gli immigrati resteranno comunque, ma saranno trattati peggio grazie ai “remigrazionisti”, con vari effetti collaterali sgradevoli, anche per gli autoctoni.
Tra questi effetti, unitamente a una legislazione che è molto garantista solo con i “colletti bianchi”, potrà esserci una presenza consistente di immigrati poveri islamici nelle carceri. Dovremmo semplicemente chiederci se ci conviene farli soffrire di più e incattivirli spingendoli a reiterare i reati, oppure adottare politiche interculturali che favoriscano il loro reinserimento sociale, nell’interesse di tutti noi, atei o credenti in qualche divinità.
Ricordiamo infine che tra gli atei devoti c’è stato anche Benito Mussolini “Spada dell’Islam”. La spada è stata costruita a Firenze ma gli è stata consegnata in Libia da berberi collaborazionisti, poi sono stati anche eretti monumenti di Mussolini “garante delle leggi del Profeta”. Insomma, anche “protettore dell’Islam”, non solo firmatario dei Patti Lateranensi con la chiesa cattolica.
8 aprile 2026
Vedi anche:
Carcere e islam 2 aprile 2026
Per una politica delle migrazioni (che non c’è) Maggio 6th, 2023
Crescete e moltiplicatevi o calate e dividetevi? Ottobre 24th, 2022
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