L’ordine internazionale del secondo dopoguerra, che ha istituito l’ONU e che ha garantito una relativa pace a noi europei, è ormai finito. Era in crisi da tempo, Trump l’ha solo reso più evidente.
lo Stato moderno detiene il monopolio della forza legittima, definendo (più o meno bene) ciò che è lecito o meno nel suo territorio. Il diritto internazionale vieta l’uso della forza, tranne per legittima difesa o su autorizzazione ONU (ius ad bellum) e comunque ne limita i mezzi di combattimento e protegge civili, feriti e prigionieri (ius in bello); ma lo scopo di limitare il ricorso alla guerra e le sue conseguenze è stato negli ultimi decenni aggirato trasformando la guerra (intesa come “continuazione della politica con altri mezzi”) in lotta contro il terrorismo, intervento umanitario, operazione militare speciale, o altre formulazioni che la assimilano a una operazione di polizia, legale e morale, che quindi esclude la diplomazia e il compromesso “perché non è concepibile, nel pieno di un procedimento penale, sedersi a un tavolo negoziale con l’accusato (a maggior ragione quando l’accusato è riconosciuto già in partenza colpevole)”, come sostiene Alessandro Colombo, autore de Il suicidio della pace. Perché l’ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024).
Quando scompare la politica e resta solo la morale, la guerra stessa diventa “senza limiti” e non può più avere altro esito che la “punizione esemplare del nemico”. Ma così scompare il diritto internazionale e resta solo la prepotenza del più forte.
La politica ha bisogno di un orizzonte di senso (i valori costituzionali di libertà, uguaglianza e solidarietà), senza cui si scadrebbe nel fine che giustificherebbe tutti i mezzi, ma l’adozione estrema e speculare di valori assolutizzati, “non negoziabili”, “senza se e senza ma”, ci riporterebbe alle guerre di religione, a una società non più laica, senza la separazione della modernità tra una sfera privata (dove siamo tutti diversi) e una sfera pubblica (dove dobbiamo essere considerati tutti uguali, ma dialogando etsi deus non daretur, cioè senza anteporre “verità” assolute politiche o religiose).
I fondamentalismi religiosi e politici stanno ridisegnando il mondo e alimentando guerre; e quando si vuole convincere qualcuno a andare in guerra, per uccidere e rischiare di essere ucciso, bisogna fornirgli qualcosa che esca dall’ordinario; serve un riferimento che sia (o almeno appaia) “superiore” per giustificare l’omicidio e il sacrificio della vita. Le religioni sono uno strumento adatto e sperimentato per indicare un fine assoluto superiore (dio lo vuole) e per giustificare il sacrificio (finirai in paradiso).
L’intreccio tra politica e religione è sempre stato stretto, ma mentre la cosiddetta “religione civile” (l’inno, la bandiera…) è solo una pedagogia patriottica, la “religione politica” ha un carattere totalizzante e integralista, come è avvenuto con i fascismi (con l’ateo Mussolini e il cattolico Hitler), o con il culto della personalità (con l’ateo Stalin e il cristiano “chiamato da Dio” Donald Trump).
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