L’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria Settentrionale e Orientale (DAANES), nota anche come Rojava, è sotto attacco.

È una regione che ha conquistato una autonoma di fatto nel 2012, nel contesto della guerra civile siriana; è politecnica, abitata da curdi, arabi, assiri e anche da piccole comunità turkmene, armene, circasse e yazide.

Il suo governo è laico, democratico-confederale, per la parità di genere.

Avendo combattuto contro l’Isis ha ricevuto per alcuni anni il sostegno militare degli Stati Uniti e gli applausi degli europei; e le foto di belle ragazze curde con il kalashnikov sono circolate sui media occidentali.

Però, però… il regime di Assad è caduto per iniziativa di formazioni islamiste, sostenute dalla Turchia e guidate da Ahmad al-Sharaa, ex di al-Qaeda, ex prigioniero per avere combattuto le forze statunitensi in Irak, ma ora che indossa la cravatta e ha la barba più corta è stato ricevuto alla Casa Bianca e poco dopo (ma che combinazione) è partita un’offensiva contro il Rojava; che gli Stati Uniti hanno smesso di sostenere; e gli europei hanno smesso di parlarne.

La nostra piccola associazione, pur consapevole della sua scarsa rilevanza, non ha mai smesso di sostenere le iniziative a supporto di un’esperienza laica, democratica, femminista, pluralista: un’esperienza più unica che rara nell’area medio-orientale.

Il silenzio dei Paesi europei svela i suoi doppi standard, la subordinazione agli Stati Uniti, l’incapacità di unirsi per svolgere un ruolo geopolitico a sostegno della laicità e del diritto internazionale.

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