La ricerca, anche filosofica, è importante in tutti i campi, anche riguardo al femminismo; è cosa buona esplorare i diversi piani, anche quelli ritenuti più distanti, perché ciò può comunque fornire contributi e “verità locali”, anche senza accettarne il senso generale. È con questo atteggiamento rispettoso che non ci uniamo alle celebrazioni del pensiero di Luisa Muraro, fondatrice della Libreria delle donne e della comunità Diotima, filosofa e voce del femminismo della differenza (con Luce Irigaray, Carla Lenzi, ecc.).

Semplificando al massimo – come è inevitabile in un breve testo – abbiamo Simone de Beauvoir che afferma “Donne non si nasce, lo si diventa” e Luisa Muraro che ci spiega (in un’intervista su Tempi, rivista cattolica vicina a Comunione e liberazione): “c’è una parte del femminismo che vuole la parità e punta a togliere di mezzo la differenza sessuale perché la vede come fonte di discriminazione delle donne. E c’è l’altra parte del femminismo, quella in cui mi sento ingaggiata, che invece dice che la differenza sessuale va salvata stando attenti a non confondere l’eredità naturale con lo stereotipo culturale provvisorio. Cos’è la differenza sessuale? È la vita stessa. Ben prima che apparissero gli esseri umani la vita si è biforcata in maschio e femmina. Vogliamo cancellare questa cosa o la vogliamo tradurre in cultura?”.

La differenza biologica è certamente una realtà, che ovviamente ha alcune implicazioni in medicina, ma la tecnica moderna ha ormai “neutralizzato” le differenze della forza fisica che valevano in passato (ma non la profondità della tradizione culturale patriarcale).

Per quanto la stessa Muraro ci inviti a non confondere la differenza biologica “con lo stereotipo culturale provvisorio” crediamo che il ricorso a forme di essenzialismo basate sul concetto di “eredità naturale” sia quantomeno pericoloso, spesso consolatorio e strumentale; il termine “natura” è estremamente polisemico, indeterminato, stiracchiabile fino alla divinità (Deus sive natura).

Non a caso Avvenire, il quotidiano ufficiale della CEI, ci ricorda compiaciuto le posizioni di Muraro contro la maternità surrogata, il diritto all’aborto, la Gender theory. Per Muraro “La legge 194 è un compromesso onorevole” ma “se si fa dell’aborto un diritto, si autorizza l’irresponsabilità degli uomini”. Avvenire ricorda anche come “pur su posizioni divergenti” il suo femminismo l’abbia “avvicinata alle riflessioni in corso nella Chiesa e nel mondo cattolico”.

Continuando nella semplificazione (speriamo senza banalizzare troppo la complessità del suo pensiero, i riferimenti a Lacan, ecc. ecc.), se per Muraro “La differenza sessuale è la vita stessa“, perfino una sacra differenza, la politica che persegue l’uguaglianza (anche con l’emancipazione, le quote di genere) è sbagliata o comunque meno rilevante del desiderio che nasce dalla “società femminile“.

Se si assolutizza lo slogan “il personale è politico” (premettendo non “anche” ma “solo”) si rischia di eliminare il fondamento della laicità, cioè la separazione tra la sfera privata (dove siamo tutti diversi) e la sfera pubblica (dove tutti dobbiamo essere considerati uguali, rimuovendo gli ostacoli nel rispetto delle diversità).

La nostra convinzione è che sia preferibile l’insegnamento di Simone de Beauvoir, nella direzione di una società laica anche sulle questioni di genere, etsi sexus non daretur (come se il sesso biologico non fosse dato).

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