Mozione per favorire la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche approvata dal consiglio comunale di Pescara con i voti del centro-destra, su iniziativa di Futuro Anteriore (no, non è un errore ma un pretesto per un ripassino sulla grammatica).

La relatrice Valeria Toppetti (FdI) ha sottolineato il “valore culturale e identitario” dell’iniziativa proposta dai vannacciani. Le opposizioni hanno denunciato l’abbandono degli istituti scolastici, il degrado degli scuolabus e la “strumentalizzazione politica”.

Il contesto di questa discussione pescarese è rappresentato da una sorta di riproposizione della medievale lotta sulle investiture (cioè su chi avrebbe il monopolio dei beni salvezza e la supremazia sulla politica) implicita nella proposta (della chiesa cattolica e delle destre) di dichiarare la centralità delle radici giudaico-cristiane dell’Europa, oscurando le molte altre e diverse radici culturali (la filosofia greca, il diritto romano, l’illuminismo, ecc.).

La Costituzione del 1948 stabilisce l’uguaglianza delle religioni di fronte alla legge e la Corte Costituzionale ha riaffermato il principio supremo della laicità dello Stato; ciò nonostante, non esistendo una legge organica in materia, valgono ancora vecchi regi decreti dell’era fascista, spesso interpretati con formule generiche, cerchiobottiste e contraddittorie.

Sul tema del crocifisso nelle scuole italiane è intervenuta anche la Corte europea dei diritti dell’uomo; e poi la Cassazione che, nel 2021, ha stabilito che l’esposizione del crocifisso non è obbligatoria, ma non può intendersi come discriminatoria; che non può essere imposta, ma deve essere decisa in autonomia dalla scuola insieme alle famiglie.

Sta di fatto che le nostre scuole cadono letteralmente a pezzi a causa dell’insufficiente finanziamento; che i nostri insegnanti sono tra i meno retribuiti d’Europa; che quindi ne risente anche la qualità dell’insegnamento che si riverbera sui nostri ragazzi (con o senza cittadinanza italiana).

Ne approfittiamo, come detto nell’incipit di questo articolo, per proporre un ripassino sulla grammatica, sul futuro anteriore, che è una forma verbale che indica eventi, esperienze e fatti considerati come compiuti, ma che si trovano nell’ambito dell’avvenire, oppure in quello dell’incertezza.

Un esempio, per stare nel tema, ce lo fornisce Agostino da Ippona quando afferma: “Non avrà Dio per padre, chi avrà rifiutato di avere la Chiesa per madre”; noi preferiamo un esempio più attuale di uso “concessivo” (il lettore decida a chi riferirlo): “Avrà anche detto di tutelare l’italianità, ma è solo un politicante furbetto”.

vai alla pagina PODCÂST di ArciAtea