L’Istat ha effettuato nel 2023 una ricerca sul volontariato confrontandola con quella del 2013 e, tra le varie tendenze, ha rilevato che la secolarizzazione avanza anche in materia di volontariato.
Il volontariato e il Terzo Settore esprimono l’impegno dei cittadini che favorisce la coesione sociale, ma sono anche utilizzati per precarizzare il lavoro e sostituire il welfare pubblico con il principio di sussidiarietà della dottrina sociale cattolica (sanità convenzionata, scuola paritaria, autonomia differenziata, esternalizzazione dei servizi).
La ricerca è molto articolata e complessa (il pdf completo è scaricabile dal sito dell’Istat). In estrema sintesi ci dice che nel 2023 circa 4,7 milioni di persone (-3,6% rispetto al 2013, con forti differenze territoriali e generazionali) hanno svolto attività di volontariato, in forma organizzata (cioè attraverso gruppi o associazioni) e/o con aiuti diretti (cioè dedicando gratis del tempo a beneficio di altre persone non familiari, della comunità o dell’ambiente).
Dunque meno volontari ma più impegnati, sono infatti raddoppiati quelli attivi sui due fronti: il 21,7% (circa un milione di persone) unisce le due modalità; invece il 46,1% opera solo in contesti organizzati e il 32,2% solo in modo autonomo (si riduce il movimentismo spontaneista?).
I volontari organizzati aumentano nei settori ricreativo e culturale, assistenza sociale e protezione civile, ambiente; calano in quelli religioso, sportivo e sanitario. Diminuiscono quanti offrono aiuto diretto a persone conosciute, mentre aumentano quelli che si dedicano a collettività, ambiente e territorio.
Crescono soprattutto i volontari nei settori legati al tempo libero e al sostegno diretto alle persone (+6,4% nel settore delle attività culturali e ricreative, +7,7% per l’assistenza sociale e la protezione civile, +1,7% per l’ambiente. Al contrario, calano i volontari soprattutto nelle attività religiose (-5,8%).
Sta evolvendo anche la forma delle organizzazioni in cui si svolgono le attività di volontariato. Oggi quasi la metà dei volontari organizzati (44,8%) opera in Odv (Organizzazioni di volontariato) o Aps (Associazioni di promozione sociale, tra cui ArciAtea), con un +3,4% sul 2013 (era 41,4%).
Seguono le organizzazioni religiose che accolgono il 21,7% dei volontari (in calo rispetto al 24,1% del 2013). L’Istat ci fa notare che tale diminuzione è tuttavia meno marcata di quella registrata tra le attività a contenuto religioso, segno che molte parrocchie hanno ampliato il proprio raggio d’azione includendo iniziative più sociali e ricreative. Le attività motivate da convinzioni religiose sono in calo (dal 13% del 2013 al 10,7% del 2023).
Anche l’impegno non organizzato sembra evolvere. L’Istat rileva che cambiano i modelli di partecipazione, con un maggiore orientamento verso cause collettive, ambientali o civiche, piuttosto che verso interpersonali dirette (meno carità e più solidarietà?).
Dunque la secolarizzazione continua a avanzare e le stesse organizzazioni religiose devono promuovere attività più sociali e ricreative proprio perché quelle strettamente religiose sono sempre meno attraenti.
Ma mentre diminuiscono i volontari religiosi, aumentano gli “arruolati” religiosi che occupano la politica e l’informazione. Questo non ce lo dice la ricerca dell’Istat ma (ahinoi!) lo possiamo vedere direttamente tutti i giorni, più volte al giorno, con gli esponenti cattolici che non rispettano la “suprema” laicità dello Stato.
8/8/25
vedi anche:
Solo doni e niente diritti, per carità Dicembre 10th, 2022
Partecipazione religiosa e profili degli elettorati Gennaio 1st, 2022
Forme e limiti della noncredenza nel mondo contemporaneo Dicembre 17th, 2021









