Qual è il rapporto tra libertà e cristianesimo? Certamente è un rapporto complesso ma che sostanzialmente si riduce a un ossimoro: la libertà è subordinazione.
Per chi si basa sulle idee del razionalismo scientifico moderno, dell’illuminismo antenato comune del liberalismo e del socialismo, la libertà è autodeterminazione, è scegliere i fini e i mezzi e agire senza costrizioni esterne.
Sempre restando nello schematismo imposto dalla brevità di questo scritto, e come anche nei versi di Gaber, dobbiamo sapere che la libertà è relazionale, sociale, quindi non si può parlare di come essere “liberi da” o “liberi per” senza considerare i limiti imposti dal contesto (dalla necessità), la responsabilità, la partecipazione.
Anche la dottrina della chiesa cattolica insiste molto su libero arbitrio e responsabilità (poi, vabbè, ricorre al “mistero” per rendere ciò coerente con l’onnipotenza e l’onniscienza di dio); prendiamo per esempio il catechismo della chiesa cattolica (CCC):
CCC 1733 “Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c’è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato. (51)”
La nota (51) rinvia alla Lettera ai romani “[17] Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso [18] e così, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.”
Quindi per i cristiani noi mortali abbiamo il libero arbitrio, ma anche il peccato originale, quindi siamo veramente liberi solo se obbediamo a dio che, avendo difficoltà di comunicazione diretta, ha appaltato alla chiesa cattolica il compito di spiegarci come dobbiamo essere “veramente” liberi. Insomma, o siamo (falsamente) liberi di servire il peccato, o siamo (veramente) liberi di servire dio tramite la chiesa che detiene il monopolio dei beni salvezza.
Questa (sempre in estrema sintesi) è la dottrina, che però i fedeli adottano più o meno fedelmente a seconda delle circostanze: qualche volta l’hanno usata per giustificare qualche disobbedienza e ribellione; più spesso per giustificare l’ordine costituito e l’interesse (non solo spirituale) del clero (vedi i Patti lateranensi, il Reichskonkordat, ecc.).
Abbiamo parlato della libertà per i cristiani, ma lo schema di fondo vale anche per le altre religioni (e talvolta anche per gli atei dogmatici). In ogni caso, come recita l’art. 19 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto”.
Per noi la laicità consiste nel garantire a tutte le confessioni questa libertà di religione, ma rifiutando ogni loro pretesa di essere il metro di misura universale dell’esistente.
4/12/25
Vedi anche:
Reichskonkordat e church-washing Settembre 5th, 2025
Sottomissione, le radici comuni delle religioni abramitiche Luglio 11th, 2024



