Il Reichskonkordat fu ratificato il 10 settembre 1933, dopo una trattativa avviata da Hitler tramite il proprio vice cancelliere von Papen.

Quando si cerca qualcosa sulla rete troviamo le risposte dell’Intelligenza Artificiale, risposte non sempre intelligenti ma comunque utili per capire quello che si dice in giro, qual è l’opinione prevalente.

Se si digita “Reichskonkordat” l’AI risponde così: «Il Reichskonkordat è l’accordo stipulato il 20 luglio 1933 tra la Santa Sede e il Reich tedesco, rappresentato da Eugenio Pacelli (futuro Pio XII) e Franz von Papen, in rappresentanza di papa Pio XI e del presidente tedesco Paul von Hindenburg. L’accordo, tuttora valido, mirava a definire i diritti e le libertà della Chiesa cattolica in Germania, ma fu un tentativo nazista di legittimare il regime e cooptare una parte del consenso cattolico, nonostante le iniziali ostilità tra nazisti e Chiesa. Contesto Salita al potere nazista: Il concordato fu firmato poco dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler e del suo partito nazista, che temeva una rivoluzione comunista».

Dunque è opinione diffusa che quando andò al potere Adolf Hitler, che comprensibilmente «temeva una rivoluzione comunista», nonostante l’«ostilità tra nazisti e Chiesa», si firmò il Concordato, poi però la chiesa prese le distanze dal nazismo con l’enciclica Mit brennender Sorge. L’AI omette di segnalare che Hitler era cattolico e che ottenne il potere grazie al sostegno determinante dei cattolici.

In realtà il timore di una rivoluzione comunista era sparito da tempo, ma il nazismo instaurò una dittatura utilizzando anche gli strumenti legali, tramite la dichiarazione dello stato di emergenza (dopo l’incendio del Reichstag) e il decreto dei pieni poteri del 24 marzo 1933, con il voto favorevole del Zentrum (partito centrista di dichiarata ispirazione cattolica) e con l’entusiastica approvazione del Vaticano.

Abbiamo già fatto notare nel nostro articolo church-washing e nazismo che «Dopo la seconda guerra mondiale il nazismo è stato considerato il “male assoluto”, quindi è comprensibile che la chiesa cattolica abbia cercato di minimizzare il suo sostegno al regime hitleriano e di sottolinearne le divergenze con una poderosa operazione di church-washing».

È infatti diffusa l’autocensura sul fatto che Hitler si è sempre dichiarato cattolico, fino alla fine, anche quando si è sposato con Eva Braun (che invece si è dichiarata genericamente credente in dio).

I singoli cattolici possono essere di destra o di sinistra, ma la Chiesa intesa come istituzione è ademocratica e afascista (è sempre antimoderna, antiliberale e antisocialista). I Patti Lateranensi del 1929 con il fascismo e l’analogo Reichskonkordat del 1933 con il nazismo rappresentano (al di là dell’entusiasmo espresso all’epoca per i due regimi) la disponibilità a conviverci traendone vantaggi.

Poi c’è stata qualche divergenza per la fisiologica concorrenza tra le due propensioni totalizzanti (della chiesa e dei fascismi), più concretamente quando quei regimi hanno limitato un po’ gli spazi dell’associazionismo cattolico; ma non è vero che l’enciclica Con viva preoccupazione (Mit brennender Sorge, del 1937) condanni il nazismo.

Diversamente dalla condanna totale e incondizionata del regime bolscevico espressa nella contemporanea enciclica Divini Redemptoris, la Mit brennender Sorge si limita a lamentare il «provocante neopaganesimo, appoggiato, purtroppo, spesso da personalità influenti» del regime nazionalsocialista.

Poi, nel secondo dopoguerra, è partita una meticolosa operazione di church-washing.

sacerdoti cattolici a incontro giovanile a Berlino nel 1933

5/9/23

Vedi anche:

church-washing e nazismo   (27 luglio 2024)

il church-washing del cammino  (23 giugno 2024)