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Dopo le guerre di religione e il rilancio controriformatore un nuovo ostacolo si frappose sul cammino di Santiago, ben più profondo delle frane, delle buche romane o dei picchetti degli autonomisti baschi: la secolarizzazione dell’epoca moderna.

Preparato dal Rinascimento che affermava la centralità dell’umanità e dal metodo scientifico che rifiutava le verità dogmatiche, arrivò l’Illuminismo che invitava l’umanità a uscire dallo stato di minorità e a autodeterminarsi. La rivoluzione francese, con liberté égalité fraternité, fondò i diritti dell’uomo e del cittadino; la secolarizzazione avanzava e i pellegrinaggi arretravano.

Non bastò sostituire Santiago sbudellamoros con la verginale gentilezza di Maria, le penitenze corporali con le apparizioni spirituali: il laicismo minò alla radice tutte le superstizioni, anche quelle installate sul cammino di Compostela. La sociologia stava spiegando e desacralizzando il soprannaturale: per Durkheim la religione era solo un collante sociale, per Marx l’oppio dei popoli, per Weber le chiese rivendicavano il monopolio della gestione dei beni di salvezza.

I sociologi forse erano troppo ottimisti, come vedremo, nel dichiarare le religioni come un semplice residuo del passato, nell’intendere la secolarizzazione come un processo lineare e privo di contraddizioni. Il sacro è talmente pervasivo da ricomparire, anche nella cultura e nella politica, sia pure in forme nuove che però non interrompono i processi di secolarizzazione.

Anche il cammino di Santiago di Compostela non riuscirà più a raccogliere né i crociati matamoros né i mistici della madonna, ma qualche sbiadito frammento delle precedenti motivazioni sarebbe riapparso, come vedremo nella prossima pedalatea da La Virgen del Camino a Sahagun.

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