Non parleremo della “manovra” del governo, né di Bankitalia e Istat che si “accorgono” (finalmente) che i presunti tagli delle tasse in realtà aiutano i più ricchi; parleremo, più in generale, di laicità, tasse e modelli di società.

Pagare le tasse non fa piacere, come non fa piacere pagare una prestazione sanitaria, una lezione scolastica, un soccorso della polizia. Sono pochi quelli che negano che ci sia una relazione tra queste “entrate” e “uscite”; sono molti di più i furbetti che cercano di “ciucciare e fischiare”, evitando di pagare le tasse e usando i servizi pubblici finanziati dagli altri, corteggiati dai politici che li “giustificano” per qualche voto in più.

Le tasse (usiamo questo termine nel suo significato popolare più generale di pubbliche entrate senza distinguere tra tributi, imposte, tasse, tariffe, ecc.) possono essere mal distribuite, asfissianti per l’economia, male utilizzate, ecc. ecc. ma se ragioniamo in termini di sistema (osservando il funzionamento di una società, non solo singoli casi) è evidente che, se vogliamo servizi pubblici, servono anche le tasse (ovviamente insieme all’efficienza del sistema).

Ma soprattutto chi dovrebbe pagare le tasse? Dagli anni ’80 di Thatcher e Reagan i neoliberisti ci dicono che ridurre le tasse ai ricchi produrrebbe benefici che sgocciolerebbero poi (trickle-down) su tutti gli altri; ma è da tempo evidente che i ricchi sono semplicemente diventati più ricchi.

Alcuni (gli anarco-capitalisti) teorizzano che lo Stato deve ritirarsi a favore del privato: sanità privata, scuola privata, niente case popolari, trasporti solo se remunerativi, polizia privata a difesa dei quartieri dei ricchi, contractors militari (mercenari), carceri in appalto, e così via.

Insomma un modello sociale che piace ai tecno-feudatari-globali (tipo Jensen Huang o Elon Musk) ma anche ai cattolici del principio di sussidiarietà della dottrina sociale che, essendo costituzionalmente anti-moderni, vorrebbero eliminare del tutto il welfare universalistico (gli egualitari diritti) e sostituirlo con le loro opere pie (con la gerarchica carità).

Qualche des-troll commenterà che la sinistra sa solo proporre le tasse, “dimenticando” di dire che oggi le tasse le pagano prevalentemente i lavoratori dipendenti e i pensionati e che i ricchi (soprattutto i molto ricchi) si sono fatti leggi per cui pagano allo Stato in percentuale meno dei loro addetti alle pulizie. Poi magari si fanno una fondazione “filantropica” esentasse.

La grande abilità politica dei super-ricchi consiste nel tenere alta la tassazione dei ceti medio-bassi, consentendo a una parte di loro di evaderla e di sentirsi minacciati da chi chiede (neanche a loro ma ai super-ricchi) di finanziare il welfare universalistico della sanità, scuola, casa, sicurezza, vecchiaia. Ricordate chi ha equiparato le tasse al “pizzo” mafioso?

Gli strumenti tecnici per evitare elusione e evasione (contro i paradisi fiscali, ecc.) certamente non mancano (banche dati, tracciamenti, ecc.); quella che manca è la volontà politica di ridurre le disuguaglianze, anche da parte di una sinistra della “terza-via” blairiana e di una destra che si definisce “sociale” ma è altrettanto neoliberista, solo un po’ più autoritaria.

Lo Stato-nazione laico si regge su una tassazione fortemente progressiva, sui diritti e sulla solidarietà, non sulla carità e sulla flat-tax che taglia il welfare universalistico e scarica quel che resta delle prestazioni sociali sulle fondazioni filantropiche, sul terzo settore, sulle opere pie.