IN PRIMO PIÂNO

Questo incontro è stato promosso da ArciAtea e dal circolo Rizzo Lari per discutere della legge Zan contro l’omobitransfobia l’11 ottobre, nel coming out day, dopo la manifestazione in piazza Scala a Milano.

Il disegno di legge stabilisce misure contro chi istiga a discriminare e ad esercitare violenza per motivi legati all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Il disegno di legge, cioè, estende le protezioni della legge Mancino – che prevede il carcere per «chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» – ai reati di violenza «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere». Includendo anche il genere, il disegno di legge Zan estende la legge Mancino anche alla violenza esercitata sulle donne in quanto donne, prevista già da alcune leggi come quella sul femminicidio.

l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non avere una legge che protegga adeguatamente le persone della comunità LGBT+, una comunità che comprende lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali, asessuali e tutte le identità di genere non eterosessuali e non binarie.
Il rispetto per queste identità si è affermato in modo significativo e difficilmente reversibile, contro le concezioni religiose e reazionarie che le definivano contro natura, ma assistiamo anche a reazioni, a rigurgiti clericali, a strumentalizzazioni politiche estremamente pericolose. Dobbiamo quindi consolidare e approfondire una concezione laica e pluralista sulle libertà sessuali e di genere.

Dobbiamo esercitare una pedagogia, anche per far comprendere in modo più profondo a chi è schierato dalla nostra parte. Capire meglio le ragioni che stanno alla base del disegno di legge Zan, serve innanzi tutto a contrastare il pensiero clericale e reazionario, che esprime fobie e violenze, ma anche ad approfondire la conoscenza di chi approva questa legge, perché non basta un sostegno superficiale, serve un cambiamento culturale profondo.

Misticismo, droghe, farmaci e neurotrasmettitori: breviario per smontare aneddoti mistico religiosi.

Tanti religiosi hanno avuto esperienze mistiche, anche senza droghe; come accade e come procurarsi senza pericolo un’interessante “esperienza di premorte” e vedere l’aldilà.

Alle ore 10 in Piazza XX SETTEMBRE a Livorno si è celebrato il 150° anniversario della breccia di Porta Pia.
Su richiesta di ArciAtea, ha partecipato la Fanfara dell’Associazione Nazionale Bersaglieri di Montopoli Val d’Arno.

ArciAtea, il Circolo Modigliani, il Circolo Einaudi, Livorno delle diversità e Uaar Livorno, insieme all’assessore alla cultura Simone Lenzi con il gonfalone della città, hanno deposto una corona presso la lapide commemorativa.

L’intervista di Telecentro a Lina Sturmann e all’assessore Simone Lenzi

La deposizione della corona in memoria della Breccia di Porta Pia

con la prof. Francesca Vera Romano dell’Università La Sapienza di Roma e con il prof. Paolo Portone direttore scientifico del Cire (Centro Insubrico Ricerche Etnostoriche).

Abbiamo già affrontato altre volte il tema delle streghe, alla Casa della Cultura di Milano con Paolo Portone, e per promuovere un monumento alle vittime della caccia alle streghe, con Franco Capone e con insegnanti e studenti del Liceo artistico Caravaggio di Milano.
Tra non molto terremo un incontro per fare il punto sulla realizzazione del monumento, da collocare in piazza Vetra a Milano, dove le streghe venivano bruciate.
Un incontro per informare sul lavoro fatto, da Franco Capone per ottenere l’autorizzazione dell’amministrazione comunale, dalle studentesse, dagli studenti, dalle insegnanti del Caravaggio che hanno preparato i bozzetti da cui la scelta del progetto migliore. Ora siamo nella fase della realizzazione concreta dell’opera, ma ne parleremo in un prossimo incontro.

Se insistiamo sul tema delle streghe è anche perché lo consideriamo attuale.
Molti pensano che la caccia alle streghe sia un retaggio medievale, semplicemente oscurantista, frutto della malvagità e dell’arretratezza.
In realtà la strega diabolica, da non confondere con la guaritrice o la maga che esisteva da secoli, è stata inventata a Milano nel XIV secolo, nel convento domenicano di Sant’Eustorgio, poi questa figura è stata esportata in tutta Europa.

La caccia alle streghe è diventata anche uno strumento di disciplinamento sociale, che ha accompagnato la formazione della società industriale, promossa da cittadini (borghesi) che sceglievano l’ascetismo (in varie forme: protestante calvinista, cattolico giansenista, ecc.) ma anche un ascetismo imposto ad altri cittadini (proletari) che dovevano adeguarsi ai tempi e agli spazi dell’industria nascente.
Quindi, almeno da questo punto di vista, la caccia alle streghe è un fenomeno moderno, non un semplice residuo del passato medievale.

Voltaire ha detto che “Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”, ma quando sono stati spenti i roghi sono stati aperti i manicomi, per “curare” le devianze, intervenendo in particolare sul corpo delle donne e sull’espressione della sessualità.
Tuttora abbiamo settori della politica che vogliono “curare” l’omosessualità e imporci relazioni familiari e sociali come prescritte dai loro “testi sacri”.

In altri termini, la storia ci insegna come si siano formati schemi di esclusione, di intolleranza e di persecuzione, che hanno profonde radici nel passato e che agiscono tuttora, in forme sempre nuove, ma anche in continuità, per esempio con la caccia alle streghe.
Per questo motivo stiamo promuovendo un monumento dedicato alle streghe, ma che rappresenti in generale la necessità di continuare a lottare, oggi, contro l’intolleranza.
Per farlo bene è indispensabile conoscere la storia. Francesca Vera Romano ci ha illustrato i risultati delle sue ricerche sulla figura della strega nell’Italia meridionale, più legata alla superstitio, diversa da quella diabolica “disegnata” dai domenicani milanesi, di cui ci ha parlato Paolo Portone.

Il tema è estremamente complesso, vastissimo, non possiamo certo pretendere che i nostri relatori lo abbiano esaurito, perché incrocia le differenze tra nord e sud, tra protestantesimo e cattolicesimo, tra città e campagna, tra modernità e pre-modernità.
Dobbiamo però almeno essere consapevoli che – nella società contemporanea – permangono schemi cognitivi e comportamentali, schemi stratificati, rielaborati in forme nuove, ma che continuano ad avere effetti sociali: bisogna quindi conoscerli per non subirli, per esercitare una militanza laica a sostegno del progetto illuminista, del cantiere aperto dell’illuminismo. E abbiamo fatto dei passi in questa direzione con l’aiuto dei nostri relatori.

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Il primo agosto del 1630 Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, accusati di essere untori, vennero torturati e uccisi. Alessandro Manzoni pubblicò nel 1840 – in appendice a I promessi sposi – la Storia della colonna infame, un saggio storico in cui ricostruisce il processo. Nel luogo della casa distrutta di Gian Giacomo Mora venne eretta una colonna, detta infame per ricordare ai posteri il misfatto compiuto e la pena subita dallo scellerato, insieme al complice Guglielmo Piazza.

Fu un processo gestito con congetture assurde e plateali falsificazioni. Ricordarlo oggi può aiutarci a capire gli schemi profondi che operano – oggi come nel 1630, e come prima ancora – quando si cerca un capro espiatorio. Ce ne ha parlato il giornalista Franco Capone. La ricerca del capro espiatorio è il meccanismo che produsse anche il fenomeno dei sacrifici umani, si ritrova in alcune società tribali e ha persino basi biologiche nel mondo animale.

Parlare del capro espiatorio ci richiama subito in mente le streghe: ci riferiamo alla strega diabolica, non alla guaritrice o alla maga, che esisteva da secoli. La figura della strega diabolica è stata inventata a Milano, dai domenicani di Sant’Eustorgio nel 1390, processando e poi bruciando due donne, accusate di essere eretiche e di avere avuto rapporti con Lucifero. Da allora, fino quasi alla Rivoluzione francese, in tutti i Paesi cristiani si è diffusa la caccia alle streghe, con relative torture e supplizi.

Noi di ArciAtea, nel settembre del 2018, tenemmo un convegno alla Casa della Cultura, con lo storico Paolo Portone, per spiegare proprio l’origine milanese di questo format della strega diabolica. Quell’iniziativa servì anche a propagandare l’idea di un monumento a tutte le vittime dell’intolleranza, da porre in Piazza Vetra a Milano, dove venivano eseguite le condanne al rogo delle streghe.

Dopo di allora, grazie a Franco Capone e non solo, e allo scultore Vincenzo Balena, coinvolgendo studenti e insegnanti del liceo artistico Caravaggio, sono stati preparati bozzetti, effettuate mostre, premiato il progetto migliore, raccolto il consenso dell’amministrazione comunale di Milano. Ora dobbiamo passare alla fase operativa, compresa la raccolta dei fondi per la realizzazione del monumento.

Ne abbiamo parlato con Franco Capone, giornalista scientifico specializzato in antropologia e scienze naturali; e con Paolo Portone, storico, saggista, curatore del MES (Museo Etnostorico della Stregoneria). Per problemi tecnici non abbiamo potuto visionare la rappresentazione del processo a Caterina de Medici, effettuata dall’autrice, regista e attrice teatrale Paola Giacometti.

Rimedieremo tra qualche settimana, riprendendo il tema delle streghe e della realizzazione del monumento da porre in piazza Vetra a Milano.

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Maria Turchetto ha presentato L’ATEA rivista di cultura atea, agnostica e razionalista, una nuova “vecchia” rivista.

Al primo numero, dedicato ai tempi del coronavirus, hanno collaborato: Stefano Bigliardi, Alberto Bradanini, Tazio Carlevaro, Francesco Cavalli-Sforza, Baldo Conti, Francesco D’Alpa, Taner Edis, Sofia Lincos, Fabrizio Lorusso, Piergiorgio Odifreddi, Anna Pinna, Massimo Polidoro, Enrica Rota, Matteo Saudino, Stefano Scrima, Giuseppe Spanu, Maria Turchetto, Nicla Vassallo.

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Omissioni della memoria: immagini dei papi e pedofilia del clero, con Francesco Zanardi, portavoce di Rete L’ABUSO, un’associazione che sa unire il sostegno concreto alle vittime degli abusi sessuali con la critica culturale dell’ambiente che questi crimini permette, favorisce, occulta.

La Rete L’ABUSO è nata 10 anni fa da un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno scoperto che il fenomeno abusi non era solo un problema individuale ma sociale.
Dal confronto delle loro esperienze emergeva uno schema che si ripeteva; anzi, che c’era un modus operandi uguale in Italia e negli altri paesi:
la pedofilia è considerata un peccato e non un reato; il pedofilo viene trasferito e non denunciato, le vittime e le loro famiglie vengono invitate al silenzio e quindi scoraggiate anche a chiedere un risarcimento.

La nascita quindi del progetto della Rete L’ABUSO – che è formata da un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari, sparsi su tutto territorio italiano – fornisce una rete di supporto alle vittime, e anche una prevenzione di questi reati.
Infatti, il sito della Rete L’ABUSO costituisce anche un importante deterrente perché “traccia”, con una sorta di schedario, la presenza dei preti pedofili “nascosti” dalla chiesa.

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Stella Sorgente ha illustrato la sua esperienza di vicesindaco del Comune di Livorno, dal 2014 al 2019, riportando le battaglie laiche vinte e perse:
– le scuole paritarie private (cattoliche) che dovevano pagare l’ICI al Comune, con politici e cardinali che gridavano scandalizzati che si voleva farle chiudere;
– la mozione, bocciata, presentata in regione per spostare sul pubblico almeno una parte dei finanziamenti alle private;
– dopo la revisione dell’84 del concordato che estende l’ora di religione alle scuole dell’infanzia (3-6 anni), il comune di Livorno era riuscito a evitare questa estensione nelle paritarie dell’ente locale fino al 2017 ma poi ha dovuto applicare la legge per le pressioni dell’ufficio della CEI;
– le battaglie per ripartire a vantaggio del pubblico il fondo 0-6 anni istituito nel 2015 presso il Miur.

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Stella Sorgente, 38 anni, di professione è insegnante e musicista. Attualmente è Capogruppo del Movimento 5 Stelle nel Consiglio comunale di Livorno e Facilitatrice regionale toscana alla Formazione e al Coinvolgimento per il Movimento 5 Stelle. Dal 2014 al 2019 è stata Vicesindaca del Comune di Livorno con deleghe all’Educazione,
all’Istruzione, all’Edilizia Scolastica, alle Pari Opportunità, alle Politiche Giovanili, alla Partecipazione, all’Amministrazione condivisa dei Beni Comuni, e ai Rapporti Istituzionali.

Dopo l’uccisione del cittadino afroamericano George Floyd è nata negli Stati Uniti un’onda di protesta antirazzista che si è diffusa anche in altri paesi. Durante le proteste sono anche state abbattute o danneggiate statue che rappresentano personaggi considerati razzisti o colonialisti.

Da noi si è molto discusso sui media della statua di Indro Montanelli, che è stata imbrattata per ricordare l’episodio dell’acquisto di una dodicenne etiope, Destà, che – dopo essere stata “scucita” visto che era stata infibulata – venne usata da Montanelli per le sue esigenze sessuali e per ricevere la biancheria pulita, questo nel 1936, mentre combatteva la guerra coloniale fascista in Abissinia.

Il dibattito che si è aperto ha visto autorevoli giornalisti sostenere che non si devono isolare singoli avvenimenti e che si deve contestualizzare.
Però i monumenti, la toponomastica, le festività, le celebrazioni, non sono la storia; hanno a che fare con il passato ma esprimono soprattutto un’idea di futuro e quindi una memoria che può essere condivisa o contesa.

I monumenti e le celebrazioni rappresentano «rapporti di potere, logiche di controllo sociale, strategie identitarie, progetti di egemonia politica: impossibile separare le politiche della memoria dalla politica in generale […] la memoria non è fedele trascrizione del passato, ma sua continua lettura e interpretazione, può anche succedere che le memorie siano riscritte e la tradizione inventata» (da Paesaggi della memoria di Patrizia Violi).

ArciAtea è una associazione di promozione sociale che si occupa di laicità, diritti e razionalismo scientifico, quindi è interessata a criticare la “sacralità” dei monumenti, a sostenere i diritti con logica intersezionale, ad analizzare questi eventi non da tifosi ma con la razionalità della scienza.

Non ci domandiamo se una statua – di Montanelli o di chiunque altro – deve essere abbattuta, se è meglio trasferirla in un museo, se bisogna aggiungervi una descrizione, o bilanciarne l’immagine con un’altra di segno diverso. Vogliamo chiederci cosa ci dice oggi un monumento, e quale domani ci propone. Vogliamo capirne il significato.

Chi può farlo meglio di Patrizia Violi e Mario Panico?

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Mario Panico ha un dottorato in Semiotica. È membro del centro di ricerca “Trame – Centro di Studi Semiotici sulle Memorie Culturali” dell’Università di Bologna e si occupa di memorie nostalgiche, monumenti e pratiche urbane. La sua ultima ricerca ha interessato il rapporto tra nostalgia e spazio urbano, con un focus su Predappio, paese natale di Benito Mussolini.

Patrizia Violi è professore ordinario di Semiotica presso l’Università di Bologna; ha diretto il Centro Internazionale di Studi Umanistici Umberto Eco e il Centro TRAME dell’Università di Bologna.
Coordinatrice di due progetti europei sui temi della memoria e degli spazi memoriali: Memosur – Lesson for Europe: Memory, Trauma and Reconciliation in Chile and Argentina 2014-2017 e SPEME – Questioning Traumatic Heritage. Spaces of Memory in Europe, Argentina, Colombia ancora in corso. Su questi temi ha pubblicato il volume Paesaggi della memoria. Il trauma, lo spazio, la storia, Bompiani 2014, tratto in inglese per Peter Lang.

Marco Bella ha esposto con semplicità e con rigore i fatti che dobbiamo prendere in considerazione per valutare vantaggi e rischi del 5G: il rischio zero è inesistente, dobbiamo saper valutare i rischi e i benefici, le onde elettromagnetiche sono cancerogene? quelle non ionizzanti non più del caffè e molto meno delle radiazioni solari, in passato c’era chi assegnava all’elettricità effetti negativi simili alle onde elettromagnetiche, e molto altro…

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Marco Bella è professore associato in chimica organica alla Sapienza, dal marzo 2018 deputato della Repubblica Italiana, del M5s. Esperienze con lo Scripps Research Institute in California e l’Università di Aarhus in Danimarca. Collabora con riviste quali BBC Science, Le stelle, e il blog ROARS.

Dall’introduzione di Giancarlo Straini, dell’associazione di promozione sociale ArciAtea rete per la laicità, una associazione nata da poco, che si sta diffondendo in varie regioni e che si occupa di laicità, di diritti con logica intersezionale e interculturale, di divulgazione scientifica.

Stasera parleremo di secolarizzazione e rinascita religiosa, con Vittorio Bellavite, che fa parte di Noi siamo chiesa e con il sociologo Marco Marzano, dell’Università di Bergamo, autore di La chiesa immobile, edito da Laterza, e autore di molti articoli sui principali quotidiani, non solo italiani.

Abbiamo già avuto occasione di parlarci da remoto sulla figura di papa Francesco, con diverse valutazioni sulla sua volontà e capacità di riformare la chiesa – potete trovare la registrazione di questo incontro sul canale youtube di ArciAtea – e in quella occasione abbiamo deciso di affrontare il tema controverso della secolarizzazione oppure della rinascita religiosa, chiedendo a Marco Marzano di illustrarci cosa dicono in materia, in generale, i sociologi, e in particolare cosa pensa lui. Incomincio io a interrogare Marco Marzano dal mio punto di vista ateo, poi interverrà Vittorio dal suo punto di vista religioso.

Parto da quello che sembra un paradosso: la partecipazione ai riti è in drastico calo, soprattutto tra i giovani, però la presenza della chiesa – in particolare del papa – nei media e nella sfera pubblica è crescente. Dunque, procede la secolarizzazione? Oppure stiamo assistendo a una risacralizzazione? A una revanche de dieu (rivincita di dio) come sostiene Gilles Kepel?

Forse la risposta più corretta – o almeno questa è la congettura che sottopongo a Vittorio Bellavite e al sociologo Marco Marzano – è che stiamo attraversando un periodo di cambiamento caratterizzato dalla scomposizione delle diverse dimensioni del fenomeno religioso. La religione è il combinato disposto di diverse dimensioni: quella della devozione, della dottrina, dell’organizzazione, della politica, della fede, dell’etica, della comunicazione. Provo ad esaminare queste dimensioni, ma in modo molto schematico, per non farla troppo lunga.

– Come dicevo, la devozione, le pratiche religiose, la partecipazione ai riti, sono in netto calo, soprattutto tra i giovani.

– La dottrina, la teologia, la spiegazione del rapporto con la sfera ultraterrena, è invece stabile, rigida e, almeno a me, appare irriformabile.

– La chiesa come organizzazione, come istituzione, appare altrettanto rigida, incapace di rinnovarsi; e ha anche difficoltà di reclutamento.

– La prospettiva politica si divarica, come altrove, tra un cosmopolitismo globalista (soprattutto in Vaticano) e un comunitarismo sovranista (prevalente tra molte Conferenze Episcopali, a partire da quella degli Stati Uniti).
Forse è anche una specializzazione funzionale tra chi deve “rappresentare” il mondo (il papa) e chi un territorio (i vescovi), ma io ci vedo anche un adattamento politico al globalismo (prevalente in Europa) e al sovranismo (forte nell’America di Trump).
Non so se definire tutto questo una ripoliticizzazione della religione o una sacralizzazione della politica (forse entrambe le cose).

– Poi c’è la dimensione della fede, l’atteggiamento spirituale intimo, cioè il rapporto individuale con il sacro, che anch’esso si divarica tra scetticismo, fondamentalismi e religiosità a bassa intensità (quella che è stata chiamata “appartenenza senza credenza”).

– C’è anche la dimensione dell’etica, le regole di comportamento, l’ideologia, la visione del mondo, che funzionano da collante sociale.
Le religioni hanno occupato lo spazio lasciato vuoto dalla crisi del socialismo (cioè la speranza, rivoluzionaria o riformista, in un futuro migliore).
Sembra che l’élite dominante, che ha cavalcato il pensiero debole e postmoderno per combattere e sconfiggere il socialismo, si accorga ora che per governare c’è bisogno di un orizzonte di senso. Quindi l’élite dominante diventa “devota” e torna ad usare la religione in funzione di stabilizzatore sociale, riconoscendone la presenza nella sfera pubblica, se non uno statuto privilegiato sul piano etico.

– Infine c’è la dimensione della comunicazione, che assume quindi grande importanza (e Bergoglio è bravissimo), anche se rischia una popolarità effimera.

In passato queste dimensioni (della fede, della devozione, della politica, ecc.) stavano insieme, in modo certamente articolato ma abbastanza organico. Oggi sembra che ogni dimensione segua una traiettoria autonoma, indipendente dalle altre, talvolta contraddittoria.
Quindi non ci sarebbe né una tendenza lineare alla secolarizzazione, né una lineare rivincita di dio, ma una “esplosione”, una scomposizione delle diverse dimensioni della religione.

Questa è la congettura, l’ipotesi di spiegazione che sottopongo alla discussione. Passo subito la parola prima a Vittorio e poi a Marco.

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Marco Censi di ArciAtea con Sumaya Abdel Qader (Quello che abbiamo in testa, Mondadori) e Cinzia Sciuto (Non c’è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo, Feltrinelli) alla Casa della Cultura di Milano

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Manuela Monti e Carlo Alberto Redi, insieme a Marco Censi, hanno ricordato come lo scorso anno Margherita Hack.

Marco Censi ha presentato il tema della cittadinanza scientifica, d’attualità e vicino alla figura di Margherita Hack. Antonio Gramsci, parlando di pedagogia circolare, ci ricorda che maestro e alunno si insegnano e apprendono a vicenda, lo stesso nei rapporti sociali più generali e tra Stati. Pedagogia circolare significa anche rifiuto di un’autorità costituita e dogmatica, bensì processo in divenire, metodo che appartiene alla scienza, antidoto alle fake news.
La democrazia è uno stile di vita, anch’esso circolare. Come sostiene John Dewey la democrazia è tale se è un incessante processo educativo, non solo un periodico ricorso al voto dei cittadini. L’umiltà dello scienziato, che rifiuta le Verità Assolute e sottopone le sue ipotesi alla verifica sperimentale della comunità scientifica, ci indica la strada anche per l’esercizio della democrazia politica, tramite appunto la cittadinanza scientifica.

Manuela Monti e Carlo Alberto Redi hanno sviluppato il concetto di democrazia cognitiva, a partire dalla critica scientifica del razzismo, fino a mostrare la necessità della lotta politica per l’uguaglianza, riprendendo anche alcuni temi della genomica sociale affrontati in un precedente incontro alla Casa della Cultura.

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Con Marco Marzano, autore di La chiesa immobile, Laterza e di molti articoli sui principali quotidiani, non solo italiani, e Vittorio Bellavite, di Noi Siamo Chiesa. Il movimento internazionale We Are Church appoggia il “nuovo corso” di papa Francesco, che sollecita ad attuare profonde riforme nella linea indicata dal Concilio Vaticano II.

Il titolo di questo incontro indica in modo suggestivo una ambivalenza. In una fase storica caratterizzata dal populismo, cioè dalla sfiducia nelle élite (una sfiducia meritata), Bergoglio si presenta sicuramente come un abile comunicatore anti-sistema, pubblicizzando piccoli gesti, come andare da solo dall’ottico, usare la parola “cacca” in una intervista, tenere in generale un atteggiamento colloquiale, non enfatico ma popolare, anti-elitario, che risente del peronismo della sua terra d’origine.

Però ci si domanda se queste siano solo aperture di facciata, oppure – anche ammettendo che Bergoglio sia sincero – ci si domanda se la chiesa sia riformabile. Su questo Marzano dà una risposta negativa, diversamente da Bellavite.

La discussione è stata molto appassionata ed interessante, tant’è che abbiamo deciso di rincontrarci tra qualche settimana per discutere delle forme che assume la secolarizzazione e la ricerca di senso nella società attuale.

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con Federica Cattaneo, segretaria generale Flai-Cgil Monza e Brianza.

La soluzione non può essere solo contrastare le illegalità palesi.
I casi estremi della tratta e della schiavitù, che ci indignano, sono la parte visibile dell’iceberg.
Ma questa poggia sulla parte invisibile, molto più grande e profonda, che non sempre ci indigna.
C’è un legame tra i piccoli soprusi e i grandi soprusi. Non basta un po’ di carità agli ultimi, che consola chi la fa e attenua solo temporaneamente il disagio di chi la riceve.
Serve la solidarietà, cioè la lotta per l’uguaglianza, l’unità tra gli ultimi e i penultimi, tra chi subisce i piccoli e i grandi soprusi, tra la parte sommersa e quella emergente dell’iceberg.

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Considerazioni storiche sull’uso del concetto di popolo secondo due diverse impostazioni di ricerca: come prassi politica e come analisi antropologica.

Il populismo trasmette un’idea mitica di popolo, depositario di ogni bene, che si contrappone alle élite cattive, ma in genere poi si consegna a un leader carismatico.

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Incontro con Alessandro Bonardi, del Gruppo nazionale per la stanza del silenzio e/o dei culti

Aperitivi laici remoti per discutere e condividere esperienze.

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Vedi anche il protocollo con il Comune di Milano del 5/6/19, l’assemblea del Gruppo nazionale a Bologna del 26/9/19, l’incontro al Mudec del 22/11/19, l’iniziativa Confortarci Milano.

Migrazioni e diritti umani, obblighi degli Stati e accoglienza dei migranti secondo il diritto internazionale: sovranità o diritti umani?

Alessandra Viviani: dal 2019 è Professoressa ordinaria di diritto internazionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche e internazionali dell’Università di Siena. Laureata nel 1990 in Giurisprudenza presso l’Università di Siena, nel 1996 ha conseguito il Master “Magister Juris in European and Comparative Law” presso l’Università di Oxford. Nello stesso anno ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Diritto internazionale. Dal 2010 al 2016 è stata Delegato del Rettore per l’internazionalizzazione. Dal 2017 è responsabile scientifico del programma PRIMA presso il Santa Chiara Lab dell’Ateneo e dal 2018 è Delegata del Rettore per lo stesso Centro. Collabora attivamente a corsi di formazione per insegnanti di UNICEF Italia.

E’ autrice di alcune pubblicazioni, fra le quali le due monografie, “Crimini internazionali e responsabilità dei leader politici e militari”, Milano, Giuffré 2005 e “L’identità personale nel sistema della Convenzione europea dei diritti dell’ uomo, Napoli, ES, 2013.

Si occupa di tutela internazionale dei diritti umani, in particolare al momento di tutela dei diritti di bambini e bambine e delle norme in materia di diritto all’educazione e di educazione ai diritti umani. E’ stata coordinatrice scientifica di alcuni progetti europei in materia di educazione ai diritti umani: “I have Rights”, “Off Book”, E-Words”. Al momento è coordinatrice del progetto “Together” sull’accoglienza degli studenti rifugiati nelle università.

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Vedi anche le slide usate dalla prof. Viviani e la proposta Redu (rete educare ai diritti umani) Ripartiamo da bambini e adolescenti

Durante la Rivoluzione francese si affermò a Parigi e in altre città il canto di massa, che aveva una funzione “educativa” e propagandistica; pratica che sostanzialmente cessò con l’avvento di Napoleone, salvo qualche eco successiva, come il canto a goguette (la pratica di inserire un testo di protesta sociale e anticlericale su una melodia preesistente) degli operai parigini, e non solo, in particolare nelle rivolte 1831 e del 1848.

Pardo Fornaciari ci ha parlato del ruolo del canto nella fondazione dell’ideologia della nuova società, ovvero come Giuseppe Maria Cambini si convertì da musico virtuoso dell’Ancien Régime a vigoroso cantore della Révolution.

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Gianni Simonati ha descritto le strutture psicologiche che agiscono in profondità, l’onnipotenza infantile primitiva, l’identità con la madre, il pensiero che si esprime nella parola, la scoperta dell’esterno e del limite, la proiezione sul padre.
Poi il narcisismo primario, antropocentrico, la preghiera apparentemente rivolta a dio ma che dice in realtà “Dio come mi amo”, la preghiera come infantilizzazione, consolazione, e molto altro.

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Incontro interessantissimo con Paolo Francalacci sull’evoluzione biologica tra realtà e falsi miti.

Paolo Francalacci, livornese, si laurea a Pisa in Scienze Biologiche nel 1983 e sperimenta quello stesso anno il primo ciclo di Dottorato di Ricerca presso l’Università di Firenze, conseguendo il titolo di dottore di ricerca in Scienze Antropologiche nel 1987.

Dopo alcuni anni all’estero, prima all’Università di Cape Town (Sud Africa), e poi a Stanford (California), sotto la guida del prof. L.L. Cavalli-Sforza. Successivamente rientra in Italia all’Università di Sassari, prima come docente di Antropologia biologica e poi di Genetica. Dal 2018 si trasferisce all’Università di Cagliari dove è professore ordinario di Genetica. Ha tenuto corsi di dottorato e master all’Università Autonoma di Barcellona ed è stato visiting professor presso l’Università di Alicante e di Hue (Vietnam).

Si è sempre occupato di evoluzione umana, con ricerche al confine tra l’antropologia e la genetica, studiando la filogenesi molecolare del DNA mitocondriale e del cromosoma Y e la genetica delle popolazioni umane, in prevalenza in Europa e nel Mediterraneo. Ha pubblicato in alcune delle più prestigiose riviste scientifiche come Science e Nature Genetics.

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Giovedì 2 aprile 2020 ore 19 in streaming Pardo Fornaciari ha cantato “Le fils du Pape” (“Il figlio del Papa”) e altre canzoni irriverenti di Pierre-Jean De Béranger, chansonnier della Rivoluzione Francese, per SpiritArci, aperitivi laici remoti.

Vedi il video dell’evento.

Questa pandemia sta sconvolgendo anche l’espressione dei sentimenti più profondi. Quando muore una persona cara senza la possibilità di commemorarla, la solitudine amplifica la sofferenza e rende più difficile l’elaborazione del lutto.
Una commemorazione da remoto durante l’emergenza sanitaria può essere una soluzione parziale ma concreta.

ArciAtea sostiene “Cerimonie per tutti”, un’associazione che organizza le celebrazioni dei momenti di passaggio più importanti della propria vita come nascita, matrimonio, anniversari, morte, e che in questa circostanza vuole fare la sua parte offrendo a chi ne farà richiesta il conforto di un funerale laico in streaming per far sentire vicino chi è lontano.

Associazione Cerimonie per tutti  e Funerale laico – 347 4151581 – scarica pdf

Il coronavirus non ferma i laboratori aperti di ArciAtea, che continuano online. La tragedia della pandemia deve diventare un’opportunità per FormÂrci, per lottare con più efficacia per la laicità e l’uguaglianza.

ArciAtea ha già predisposto un servizio di Assistenza Spirituale Aconfessionale (ASA) in relazione all’istituzione della Stanza del silenzio in vari ospedali. Le attuali condizioni non ci consentono di implementarla, ciò nonostante forniamo la nostra disponibilità per incontri da remoto. Noi tutti siamo soggetti relazionali che possiamo provare conforto nel sapere di poterci confrontare con altri, e magari non ci piacciono le visite paternalistiche di chi è interessato più alla nostra anima che al nostro corpo. Non abbiamo l’intenzione, né le competenze, per una assistenza medica o psicologica, ma siamo abituati a discutere insieme sui vari temi relativi alla laicità. Se sei interessato puoi scriverci su info@arciatea.it

qualcuno pensa che un banale virus possa deprimerci? ArciAtea propone aperitivi, certo virtuali, ma non per questo meno “spiritosi” e laici. Stappa qualcosa e collegati

Un medico di ArciAtea è risultato positivo al tampone, ed è circondato dall’affetto di noi tutti, pro-positivi nel contenere il contagio e prefigurare un mondo con più uguaglianza e laicità.

arcigay ex uaar milano pride 2018

Abbiamo deciso di promuovere ArciAtea su Facebook con queste tre immagini. L’algoritmo di Facebook ha bocciato quella con l’Adamo di Michelangelo.
Dato che non sempre gli algoritmi brillano per intelligenza creativa, abbiamo chiesto la verifica a un sapiens sapiens, che però ha confermato la decisione dell’algoritmo citando un manuale su percentuali di esposizione di pelle, di genitali, di atteggiamenti provocanti da prostituti.

È vero che Adamo sembra “offrirsi” ma nell’immagine non c’è neanche l'”utilizzatore finale” divino, quindi il nostro razionalismo ci ha portati a dedurre che il problema fosse il pisello di Adamo.
Effettivamente, dopo averlo coperto con la scritta CENSORED by Facebook ADV, il nuovo Braghettone, l’immagine pubblicitaria è stata accettata e ora circola liberamente sul web.

A noi resta solo da fare qualche considerazione sul rapporto tra algoritmi e sapiens, ricordando Daniele Ricciarelli, meglio noto come Daniele da Volterra il Braghettone, o il Mutandaio, pittore famoso soprattutto per aver coperto con vestimenti e foglie di fico i genitali dell’affresco del Giudizio Universale, nel 1565.
Nel 2020, invece, Daniele viene sostituito da Facebook ADS Team, che non sa distinguere un’immagine porno da un dipinto di Michelangelo nella Cappella Sistina (ops, si può dire cappella su Facebook?).

venerdì 14 febbraio 2020 Darwin Day alla Casa della Cultura di Milano: i nostri corpi sono modificati, epigeneticamente, dai contesti sociali e trasmettono vantaggi e svantaggi alle generazioni future

– Il video completo (2h)

– Il testo dell’introduzione di Marco Censi

– La locandina in pdf con la sintesi della serata

– Vedi anche i libri degli autori: Genomica sociale e DNA, indicati nella nostra “Piccola Biblioteca

AperiLutto di ArciAtea in varie città, per ricordare l’11 febbraio 1929 quando il fascismo e la chiesa firmarono i Patti Lateranensi.

A Marsciano è stata anche l’occasione per ricordare chi si oppose: Adolfo Bolli, morto l’11 febbraio del 1950, presidente del locale CLN nel ’43, ’44 e ’45, primo sindaco eletto dopo il fascismo, socialista, anticlericale, subì svariate vessazioni sotto il ventennio ma non smise mai di lottare per un mondo di liberi e uguali.

Il nucleo territoriale di ArciAtea Empoli è stato invitato alla tre giorni di autogestione del liceo Pontormo.
Venerdì 10 gennaio 2020, dalle 10 alle 12, la professoressa Sonia Giusti di ArciAtea ha gestito una discussione su “l’insegnamento della religione nella scuola italiana”: partecipazione attenta dei ragazzi e delle ragazze, vivace dibattito, organizzazione eccellente dell’autogestione.

Una manifestazione a sostegno della libertà di cura e di scelta, convocata dai Radicali di Perugia per lunedì alle 10 di fronte a Palazzo Cesaroni, dove si tiene il consiglio regionale per la discussione sulle linee programmatiche della nuova giunta e sul bilancio.

Sono intervenuti: Alessandro Bonardi (coordinatore Gruppo Nazionale di Lavoro per la Stanza del Silenzio e/o dei Culti), Daniela Di Carlo (Chiesa Valdese di Milano), Vincenzo Pace (Presidente Gruppo Nazionale e sociologo UniPd), Marianella Sclavi (sociologa ed etnografa urbana).

La “Stanza del silenzio” è un dispositivo per esprimere le spiritualità atee e religiose, per favorire il dialogo interculturale, per rapportare migranti e istituzioni, per caratterizzare una città aperta. Le “Stanze” possono collocarsi negli ospedali, nelle stazioni, negli aeroporti, nelle carceri, nei quartieri.

A Milano è stato firmato un protocollo per gli ospedali e predisposta la relativa formazione.

Una giuria di esperti (cui ha partecipato anche ArciAtea) ha selezionato il progetto da proporre all’amministrazione comunale di Milano. La scelta tra i sette modelli precedentemente selezionati è stata difficile perché erano tutti di elevata qualità. Al primo posto questo progetto, seguito da questaltro

ArciAtea ha partecipato alla manifestazione/concerto per l’Eutanasia Legale “Liberi fino alla fine” che si è tenuta a Roma, per chiedere alle forze politiche di consentirci di essere liberi fino alla fine, applicando la legge sul testamento biologico e legiferando su eutanasia e suicidio assistito.

La delegazione di ArciAtea a Roma, nonostante la pioggia, e l’intervista di Giulia Innocenzi a Lina Sturmann

Un incontro che rientra nel Pride Week di Milano, in preparazione della parata di sabato 29 giugno, per difendere i diritti civili;
un incontro tenuto nella Camera del Lavoro di Lambrate, per stare nelle periferie, per i diritti sociali;
un incontro per discutere di intersezionalità, cioè delle oppressioni che si incrociano, si accumulano, si moltiplicano:
mai separare la lotta per i diritti civili, politici e sociali.

Mercoledì 5 giugno 2019 alle ore 10:30 presso la Sala Giunta di Palazzo Marino in Piazza Scala 2 a Milano, con l’assessore Lipparini e con Alessandro Bonardi (Gruppo nazionale di lavoro per la Stanza del silenzio e/o dei culti), si è tenuta la cerimonia ufficiale per sottoscrivere il Protocollo riguardante le Stanze del silenzio e l’Assistenza spirituale aconfessionale. L’accordo è stato firmato da ArciAtea APS e da altre 19 associazioni laiche e religiose.

ArciAtea ha sostenuto (anche con il convegno alla Casa della Cultura di Milano del 14 settembre 2018) l’idea di un monumento alle vittime della caccia alle streghe, che dovrebbe sorgere in piazza Vetra proprio alle spalle della basilica di San Lorenzo.
Gli studenti del Liceo artistico Caravaggio di Milano hanno realizzato sculture e progetti, esposti il 25 maggio presso il Chiostro dell’ex convento Casa Berra, in via Berra, 10 a Milano. Potete vedere i migliori bozzetti che sono stati scelti e magari dire quello che più vi piace sulla pagina fb di Casa Berra.

La politica della paura e la cultura della discriminazione vengono sistematicamente perseguite per alimentare l’odio e per creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B.
Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà.
Inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri, senza barriere: per questi valori promuoviamo a Milano il prossimo 2 marzo una mobilitazione nazionale.
Perché crediamo che la buona politica debba essere fondata sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili.

Il 12 febbraio 1809 è nato Charles Darwin, questa ricorrenza è l’occasione per ricordare il contributo del grande naturalista alla nostra comprensione del mondo. Il Darwin Day è celebrato con eventi organizzati in tutto il mondo intorno a questa data. ArciAtea ha voluto ricordare il padre dell’Origine delle specie con i professori Marco Ferraguti e Claudio Bandi, che ci hanno spiegato gli errori che facciamo sulla sua teoria dell’evoluzione, le cose che Darwin in realtà non ha mai detto, le bufale più diffuse tra i creazionisti.

La sessualità assume forme estremamente variegate.
In quanto relazione interpersonale nella sessualità si riscontrano anche le asimmetrie di potere della società. Le disuguaglianze si riflettono anche nelle relazioni sessuali e sentimentali, con schemi cognitivi e comportamentali, con habitus sedimentati, ed è opportuno averne una coscienza critica, non certo per normare una sessualità ”corretta”, ma per combattere ogni discriminazione e oppressione anche in questo campo.
ArciAtea è intervenuta in questo laboratorio aperto e intende promuovere altre iniziative sull’argomento.

Rosa Luxemburg (nell’immagine) contribuì a questo risultato anche se morì pochi giorni prima.
​Rivoluzionaria e teorica del socialismo polacca naturalizzata tedesca (Zamość, Polonia, 1870 – Berlino 1919). Di origine ebraica, costretta all’esilio per motivi politici (1889), a Berlino aderì al Partito socialdemocratico e divenne la principale esponente dell’ala di sinistra. Prese posizione contro il revisionismo teorico di E. Bernstein e fu critica anche rispetto al modello leninista di organizzazione del partito. Nel 1916 fu tra i fondatori dello Spartakusbund. Insieme a K. Liebknecht promosse l’insurrezione spartachista: entrambi furono uccisi, nel gennaio 1919, nella repressione che seguì. [dall’enciclopedia Treccani]

Papalismo & populismo
sotto la tonaca niente
di nuovo

con Marco Marzano (La chiesa immobile) e Cinzia Sciuto (Non c’è fede che tenga)

Le donne vanno prese per la… / Il più grosso errore è stato torturarli invece che ucciderli / Aborto è come affittare un sicario / ecc.

Diritti e laicità non sono più garantiti
Siamo in una nuova fase storica?

Per Bergoglio alcuni cristiani sono peggiori persino degli atei. Noi, non essendo settari, diciamo: “Meglio essere buoni atei” e basta.

Chi non può venire alla Casa della Cultura di Milano, alle 18 di sabato 12 gennaio 2018, può comunque partecipare all’evento in streaming dal sito www.casadellacultura.it

Via Borgogna 3 Milano