Manifestazioni, grappoli e contiguità

Manifestazioni, grappoli e contiguità

Ci è stato chiesto: perché una associazione che si occupa di laicità dovrebbe partecipare a manifestazioni per i diritti? Non è semplicemente una propensione politica di singoli soci di ArciAtea? Che c’entrano temi come l’immigrazione o il caporalato con l’ateismo?

Vediamo innanzi tutto l’origine storica dei concetti di laicità e di tolleranza, che nascono come strumenti di mediazione in conflitti distruttivi (le guerre di religione), ma presto diventano anche strumenti di lotta della borghesia contro i privilegi della nobiltà e del clero. Con l’Illuminismo si afferma il principio di autodeterminazione: il potere non è più legittimato dalla nascita o da dio; è il popolo che decide del proprio destino. Da qui l’idea di uguaglianza, di libertà, di fraternità (solidarietà) nella lotta per i diritti, che sostituiscono i privilegi feudali e la carità.

La laicità e il razionalismo liberano il pensiero scientifico, agnostico e ateo, e la scienza favorisce uno sviluppo economico e sociale senza precedenti. Nasce così la democrazia moderna, inizialmente molto elitaria (dei possidenti maschi bianchi), ma la lotta contro la nobiltà e il clero coinvolge vasti strati sociali che reclamano il pluralismo, l’estensione dei diritti politici, civili e sociali. Attraverso drammatici conflitti si passa dalla ristretta democrazia censitaria al suffragio universale e, dopo la seconda guerra mondiale, alla democrazia costituzionale, ai diritti umani.

La storia ci mostra la contiguità dei concetti di laicità, razionalismo, ateismo, uguaglianza, diritti, democrazia, pluralismo, sviluppo, ecc., che si tengono insieme in un grappolo, e ci mostra anche i problemi che sorgono quando alcuni di questi concetti sono disattesi.
Chi ha rivendicato i diritti contro i privilegi, non sempre ha accolto analoghe richieste quando ha conquistato il potere, dimenticando l’uguaglianza e la solidarietà; chi è stato anticlericale per espropriare le chiese ha talvolta “recuperato” la funzione di controllo sociale delle religioni ed è diventato un ateo devoto, dimenticando la laicità; altri atei hanno costruito religioni politiche e culti della personalità, dimenticando libertà, pluralismo, diritti; ecc.

La democrazia non può essere ridotta a una semplice procedura (tanto meno esportata con le armi) perché si basa comunque su un nucleo di valori sostantivi, costituzionali; c’è bisogno di una educazione alla democrazia e di intervenire per rimuovere le cause delle disuguaglianze economiche, culturali, sociali che impediscono alla democrazia di sostanziarsi; c’è bisogno di una visione ampia, costituzionale, che colga la contiguità dei temi che compongono il grappolo, anche se poi ciascuno la declinerà sostenendo questo o quel partito.

Noi ripetiamo spesso che i diritti civili, politici e sociali stanno bene insieme, ma non è sempre stato così. Con Bismarck e Stalin i diritti sociali sono stati contrapposti a quelli politici; i democristiani hanno frenato il riconoscimento dei diritti civili che pure erano dichiarati nella Costituzione; i liberisti hanno individualizzato i diritti civili e li hanno “compassionevolmente” contrapposti a quelli sociali. Oggi l’aumento delle disuguaglianze sta svuotando i diritti politici e sociali, provocando reazioni che rischiano di limitare anche i diritti civili, prima isolati con il divide et impera e poi ridotti per mancanza di fraternité. Un solo esempio sui diritti delle donne: suffragio universale, parità di retribuzione, accesso all’istruzione, diritto di famiglia, accettazione delle diverse forme della sessualità, ecc. sono aspetti contigui, e se uno viene negato si indebolisce e rischia di cadere tutto il grappolo.

È necessario approfondire ogni tematica, per lottare meglio contro schemi consolidati di oppressione che non appaiono immediatamente evidenti, e specializzarsi sui singoli aspetti; ma senza rinunciare a una visione generale, per non correre il rischio di invertire fini e mezzi, di diventare corporativi, settari, autoreferenziali.
Noi vogliamo associare gli atei perché consideriamo l’ateismo uno strumento di liberazione, importante per rafforzare la contiguità dei concetti del grappolo. Associare è un mezzo non un fine, non vogliamo costruire una corporazione, un sindacato, un Automobil Club degli atei. Nel caso, che si farebbe di fronte ad un ateo che opprime un religioso? difenderemmo comunque l’oppressore? ci gireremmo dall’altra parte perché è fuori tema? anche nel caso di odiose violazioni dei diritti più elementari?

Siamo noi che poniamo la domanda: visto che i temi sono così intrecciati, come si può essere laici, atei, razionalisti, ecc. senza praticare il proprio punto di vista? in particolare in questi tempi così difficili, attraversati da contraddizioni così profonde?
Le religioni prosperano con gli squilibri di potere e le disuguaglianze: c’è anche una contiguità speculare nel grappolo che tiene insieme confessionalismo, irrazionalismo, religione, disuguaglianza, carità, intolleranza, settarismo, regressione.
Certo, stare sulla scena politica (essendo apartitici ma non apolitici) comporta dei rischi ed espone alle contraddizioni; d’altra parte noi non abbiamo, né vogliamo avere, una ortodossia e confidiamo nel pluralismo e nella partecipazione. Siamo così ambiziosi da perseguire l’obiettivo storico dell’autodeterminazione dell’umanità; non possiamo certo esimerci dal volerlo fare anche nel nostro piccolissimo caso.