LABORÂTORIO APERTO

Con Marco Marzano, autore di La chiesa immobile, Laterza e di molti articoli sui principali quotidiani, non solo italiani, e Vittorio Bellavite, di Noi Siamo Chiesa. Il movimento internazionale We Are Church appoggia il “nuovo corso” di papa Francesco, che sollecita ad attuare profonde riforme nella linea indicata dal Concilio Vaticano II.

Il titolo di questo incontro indica in modo suggestivo una ambivalenza. In una fase storica caratterizzata dal populismo, cioè dalla sfiducia nelle élite (una sfiducia meritata), Bergoglio si presenta sicuramente come un abile comunicatore anti-sistema, pubblicizzando piccoli gesti, come andare da solo dall’ottico, usare la parola “cacca” in una intervista, tenere in generale un atteggiamento colloquiale, non enfatico ma popolare, anti-elitario, che risente del peronismo della sua terra d’origine.

Però ci si domanda se queste siano solo aperture di facciata, oppure – anche ammettendo che Bergoglio sia sincero – ci si domanda se la chiesa sia riformabile. Su questo Marzano dà una risposta negativa, diversamente da Bellavite.

La discussione è stata molto appassionata ed interessante, tant’è che abbiamo deciso di rincontrarci tra qualche settimana per discutere delle forme che assume la secolarizzazione e la ricerca di senso nella società attuale.

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con Federica Cattaneo, segretaria generale Flai-Cgil Monza e Brianza.

La soluzione non può essere solo contrastare le illegalità palesi.
I casi estremi della tratta e della schiavitù, che ci indignano, sono la parte visibile dell’iceberg.
Ma questa poggia sulla parte invisibile, molto più grande e profonda, che non sempre ci indigna.
C’è un legame tra i piccoli soprusi e i grandi soprusi. Non basta un po’ di carità agli ultimi, che consola chi la fa e attenua solo temporaneamente il disagio di chi la riceve.
Serve la solidarietà, cioè la lotta per l’uguaglianza, l’unità tra gli ultimi e i penultimi, tra chi subisce i piccoli e i grandi soprusi, tra la parte sommersa e quella emergente dell’iceberg.

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Considerazioni storiche sull’uso del concetto di popolo secondo due diverse impostazioni di ricerca: come prassi politica e come analisi antropologica.

Il populismo trasmette un’idea mitica di popolo, depositario di ogni bene, che si contrappone alle élite cattive, ma in genere poi si consegna a un leader carismatico.

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Migrazioni e diritti umani, obblighi degli Stati e accoglienza dei migranti secondo il diritto internazionale: sovranità o diritti umani?

Alessandra Viviani: dal 2019 è Professoressa ordinaria di diritto internazionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche e internazionali dell’Università di Siena. Laureata nel 1990 in Giurisprudenza presso l’Università di Siena, nel 1996 ha conseguito il Master “Magister Juris in European and Comparative Law” presso l’Università di Oxford. Nello stesso anno ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Diritto internazionale. Dal 2010 al 2016 è stata Delegato del Rettore per l’internazionalizzazione. Dal 2017 è responsabile scientifico del programma PRIMA presso il Santa Chiara Lab dell’Ateneo e dal 2018 è Delegata del Rettore per lo stesso Centro. Collabora attivamente a corsi di formazione per insegnanti di UNICEF Italia.

E’ autrice di alcune pubblicazioni, fra le quali le due monografie, “Crimini internazionali e responsabilità dei leader politici e militari”, Milano, Giuffré 2005 e “L’identità personale nel sistema della Convenzione europea dei diritti dell’ uomo, Napoli, ES, 2013.

Si occupa di tutela internazionale dei diritti umani, in particolare al momento di tutela dei diritti di bambini e bambine e delle norme in materia di diritto all’educazione e di educazione ai diritti umani. E’ stata coordinatrice scientifica di alcuni progetti europei in materia di educazione ai diritti umani: “I have Rights”, “Off Book”, E-Words”. Al momento è coordinatrice del progetto “Together” sull’accoglienza degli studenti rifugiati nelle università.

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Vedi anche le slide usate dalla prof. Viviani e la proposta Redu (rete educare ai diritti umani) Ripartiamo da bambini e adolescenti

Gianni Simonati ha descritto le strutture psicologiche che agiscono in profondità, l’onnipotenza infantile primitiva, l’identità con la madre, il pensiero che si esprime nella parola, la scoperta dell’esterno e del limite, la proiezione sul padre.
Poi il narcisismo primario, antropocentrico, la preghiera apparentemente rivolta a dio ma che dice in realtà “Dio come mi amo”, la preghiera come infantilizzazione, consolazione, e molto altro.

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Incontro interessantissimo con Paolo Francalacci sull’evoluzione biologica tra realtà e falsi miti.

Paolo Francalacci, livornese, si laurea a Pisa in Scienze Biologiche nel 1983 e sperimenta quello stesso anno il primo ciclo di Dottorato di Ricerca presso l’Università di Firenze, conseguendo il titolo di dottore di ricerca in Scienze Antropologiche nel 1987.

Dopo alcuni anni all’estero, prima all’Università di Cape Town (Sud Africa), e poi a Stanford (California), sotto la guida del prof. L.L. Cavalli-Sforza. Successivamente rientra in Italia all’Università di Sassari, prima come docente di Antropologia biologica e poi di Genetica. Dal 2018 si trasferisce all’Università di Cagliari dove è professore ordinario di Genetica. Ha tenuto corsi di dottorato e master all’Università Autonoma di Barcellona ed è stato visiting professor presso l’Università di Alicante e di Hue (Vietnam).

Si è sempre occupato di evoluzione umana, con ricerche al confine tra l’antropologia e la genetica, studiando la filogenesi molecolare del DNA mitocondriale e del cromosoma Y e la genetica delle popolazioni umane, in prevalenza in Europa e nel Mediterraneo. Ha pubblicato in alcune delle più prestigiose riviste scientifiche come Science e Nature Genetics.

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Il coronavirus non ferma i laboratori aperti di ArciAtea, che continuano online. La tragedia della pandemia deve diventare un’opportunità per FormÂrci, per lottare con più efficacia per la laicità e l’uguaglianza.

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La sessualità assume forme estremamente variegate.
In quanto relazione interpersonale nella sessualità si riscontrano anche le asimmetrie di potere della società. Le disuguaglianze si riflettono anche nelle relazioni sessuali e sentimentali, con schemi cognitivi e comportamentali, con habitus sedimentati, ed è opportuno averne una coscienza critica, non certo per normare una sessualità ”corretta”, ma per combattere ogni discriminazione e oppressione anche in questo campo.
ArciAtea è intervenuta in questo laboratorio aperto e intende promuovere altre iniziative sull’argomento.

Margherita Hack