Welfare e religioni: diritti, filantropie, sussidiarietà

22 Gennaio 2026 h 21:00 – 23:00
Le politiche volte a supportare il benessere sociale hanno assunto nello spazio-tempo forme diverse.
Nella preistoria dello Stato sociale c’è l’assistenza ai poveri delle opere pie medievali, parzialmente sostituite nella modernità da istituzioni pubbliche.
Le idee di povertà, come destino o mezzo di salvezza, poi pure come frutto del peccato (da correggere anche con il lavoro coatto per i poveri “immeritevoli”), sono state parzialmente rielaborate dall’illuminismo (autodeterminazione e filantropia) e concretizzate dal nascente socialismo (società di mutuo soccorso).
Bismarck (fine ‘800) ha promosso la prima forma di Stato sociale moderno, basata sul principio assicurativo (contributi per invalidità, vecchiaia, malattia).
Il culmine è stato raggiunto nel secondo dopoguerra su impulso del “piano Beveridge” e delle costituzioni antifasciste, che hanno fondato un welfare universalistico (assicurazione obbligatoria statale), messo però in crisi dal neoliberismo (egemone da fine anni ’70).
Gli Stati-nazione della modernità si sono formati in Europa espropriando molte funzioni e proprietà delle confessioni religiose. Le chiese riformate hanno adottato, in genere, il principio (calvinista) di separazione delle sfere; invece il cattolicesimo – dopo un periodo di sdegnata astensione (non expedit) – ha elaborato il principio di sussidiarietà, per cui lo Stato, essendo “artificiale” e transitorio, deve di norma ritirarsi (suss. negativa) ma sostenendo famiglia e comunità, prioritarie in quanto “naturali” (suss. positiva).
Il principio di sussidiarietà è stato usato dai politici cattolici e variamente inteso, intersecandosi con il federalismo divisivo della Lega e con il neoliberismo. La sussidiarietà verticale (privilegiare le comunità locali) è stata usata per sostenere l’autonomia differenziata; la sussidiarietà orizzontale (privilegiare il privato profit e non profit) per favorire sanità convenzionata, scuola paritaria, esternalizzazione dei servizi.
L’universalismo del welfare (egualitario e basato sui diritti) tende a essere sostituito da forme di carità (gerarchiche e privatistiche); anche in Europa l’intervento statale tende a essere sostituito da fondazioni private (filantrocapitalismo esentasse); le opere pie religiose e il Terzo settore rischiano di esserne funzionali, sia pure con contraddizioni e le ambivalenze.
Ne parleremo, considerando anche il welfare di alcuni paesi islamici, giovedì 22 gennaio 2026 ore 21 alla Casa della cultura (via Borgogna 3 Milano, MM1 e 4 S.Babila) e in streaming; interverranno:
Francesco Alicino (LUM)
Giancarlo Anello (unipr)
Ilaria Valenzi (uniroma1)
coordinano Giancarlo Straini e Alessandro Bonardi.
Altre conferenze dei promotori sono rivedibili sul canale YouTube della Casa della Cultura e sulla apposita playlist del canale YouTube di ArciAtea.
Gruppo nazionale di lavoro per la stanza del silenzio e dei culti
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in differita anche dal canale Youtube di Arciatea
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