Il primo agosto del 1630 Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, accusati di essere untori, vennero torturati e uccisi. Alessandro Manzoni pubblicò nel 1840 – in appendice a I promessi sposi – la Storia della colonna infame, un saggio storico in cui ricostruisce il processo. Nel luogo della casa distrutta di Gian Giacomo Mora venne eretta una colonna, detta infame per ricordare ai posteri il misfatto compiuto e la pena subita dallo scellerato, insieme al complice Guglielmo Piazza.

Fu un processo gestito con congetture assurde e plateali falsificazioni. Ricordarlo oggi può aiutarci a capire gli schemi profondi che operano – oggi come nel 1630, e come prima ancora – quando si cerca un capro espiatorio. Ce ne ha parlato il giornalista Franco Capone. La ricerca del capro espiatorio è il meccanismo che produsse anche il fenomeno dei sacrifici umani, si ritrova in alcune società tribali e ha persino basi biologiche nel mondo animale.

Parlare del capro espiatorio ci richiama subito in mente le streghe: ci riferiamo alla strega diabolica, non alla guaritrice o alla maga, che esisteva da secoli. La figura della strega diabolica è stata inventata a Milano, dai domenicani di Sant’Eustorgio nel 1390, processando e poi bruciando due donne, accusate di essere eretiche e di avere avuto rapporti con Lucifero. Da allora, fino quasi alla Rivoluzione francese, in tutti i Paesi cristiani si è diffusa la caccia alle streghe, con relative torture e supplizi.

Noi di ArciAtea, nel settembre del 2018, tenemmo un convegno alla Casa della Cultura, con lo storico Paolo Portone, per spiegare proprio l’origine milanese di questo format della strega diabolica. Quell’iniziativa servì anche a propagandare l’idea di un monumento a tutte le vittime dell’intolleranza, da porre in Piazza Vetra a Milano, dove venivano eseguite le condanne al rogo delle streghe.

Dopo di allora, grazie a Franco Capone e non solo, e allo scultore Vincenzo Balena, coinvolgendo studenti e insegnanti del liceo artistico Caravaggio, sono stati preparati bozzetti, effettuate mostre, premiato il progetto migliore, raccolto il consenso dell’amministrazione comunale di Milano. Ora dobbiamo passare alla fase operativa, compresa la raccolta dei fondi per la realizzazione del monumento.

Ne abbiamo parlato con Franco Capone, giornalista scientifico specializzato in antropologia e scienze naturali; e con Paolo Portone, storico, saggista, curatore del MES (Museo Etnostorico della Stregoneria). Per problemi tecnici non abbiamo potuto visionare la rappresentazione del processo a Caterina de Medici, effettuata dall’autrice, regista e attrice teatrale Paola Giacometti.

Rimedieremo tra qualche settimana, riprendendo il tema delle streghe e della realizzazione del monumento da porre in piazza Vetra a Milano.

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