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Il paesaggio sonoro della Rivoluzione Francese

15 Settembre h 21:00 23:00

 

ArciAtea rete per la laicità APS

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Freestreaming libero

ID riunione: 827 8330 9177 – Codice d’accesso: rf1789

in differita anche dal canale Youtube di Arciatea

 

 

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La Rivoluzione francese non cambiò soltanto la politica e la società: cambiò anche il modo di ascoltare la musica e di vivere lo spazio pubblico. A partire dal 1789, le strade e le piazze di Parigi si riempirono di nuovi suoni: inni patriottici, marce, cori e cantate pensati per essere eseguiti davanti a migliaia di persone. La musica divenne uno strumento potente per diffondere idee, suscitare emozioni e dare forma a una nuova identità collettiva.

Dietro questo fenomeno vi era il tentativo di costruire una nuova ritualità civile. Alle cerimonie e alle festività religiose dell’Antico Regime la Rivoluzione contrappose feste pubbliche, commemorazioni e celebrazioni dedicate alla nazione, ai suoi valori e ai suoi eroi. In questo contesto, la musica assunse un ruolo centrale: non semplice accompagnamento, ma vero e proprio linguaggio capace di creare appartenenza e partecipazione.

Queste nuove sonorità non rimasero confinate alle piazze. Ben presto entrarono nel teatro musicale, influenzando compositori come Luigi Cherubini e Étienne-Nicolas Méhul, che portarono sulla scena l’energia, il fervore e il senso del dramma propri dell’esperienza rivoluzionaria.

Ma l’influenza della Rivoluzione andò ancora oltre. I suoi ritmi, i suoi gesti musicali e il suo linguaggio eroico si diffusero in tutta Europa, lasciando tracce profonde anche nella musica strumentale. Non è possibile comprendere fino in fondo le novità dello stile di Ludwig van Beethoven (del quale nel 2027 si celebrerà il secondo centenario della morte) senza considerare lo straordinario laboratorio sonoro degli anni rivoluzionari.

La “colonna sonora” della Rivoluzione francese continua così a parlare anche a noi. Molti dei suoni che ancora oggi associamo alla vita pubblica, alla celebrazione civile e all’idea stessa di comunità affondano le loro radici in quella stagione, che trasformò per sempre il paesaggio sonoro dell’Europa moderna.

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