DEVOZIONÂLI

Coronavirus, i seguaci di Scientology fanno la riunione: 8 denunciati „Il gruppo di seguaci è stato scoperto dalla polizia municipale.

Firenze – L’ emergenza Coronavirus non ferma la riunione di un gruppo legato a Scientology, in otto vengono così denunciati per l’inosservanza dei decreti e delle ordinanze per il contrasto al contagio.

Il gruppo di seguaci è stato scoperto dalla polizia municipale. […] Mostrano autocertificazioni con motivi di spostamento che non rientrano fra quelli consentiti. Entrambi erano oltretutto residenti fuori Comune. (firenzetoday)

 

I carabinieri di Rocca Imperiale hanno sanzionato il parroco della chiesa madre del paese

I carabinieri di Rocca Imperiale (CS) hanno sanzionato il parroco della chiesa madre del paese per inottemperanza alle prescrizioni anti Coronavirus, poiché ha portato in processione solitaria, per le vie del paese, il crocifisso, senza alcuna autorizzazione, senza tener conto delle prescrizioni vigenti e nonostante le diffide fatte dal sindaco, che gli avrebbe spiegato che la processione era vietata. (paese24)

Le restrizioni varate per fermare il Coronavirus colpiscono anche l’aspetto religioso della vita del cittadino.

Le restrizioni varate per fermare il Coronavirus colpiscono anche l’aspetto religioso della vita del cittadino. Stop alle celebrazioni, che per loro natura prevedono un assembramento di persone. Ma in diversi luoghi di culto non si rispettano i divieti.

Oggi scopriremo che nonostante la possibilità di rimanere connessi a distanza offerta dai social, non tutte le Chiese e non tutti i prelati dei Paesi colpiti dall’emergenza stanno rispettando le regole emanate dai loro Governi. Ce ne parla The Guardian.

I luoghi di culto non rispettano le restrizioni, non si ferma il rito del cucchiaio: “la Comunione non può infettare chi crede”

(newnotizie)

L’iniziativa però pare essersi arenata a Mombaruzzo

Mombaruzzo (AT) – Se le misure anticontagio non consentono ai fedeli di partecipare di persona alla celebrazione della Messa domenicale, c’è chi ha pensato di portare loro la preghiera sotto casa. L’iniziativa è stata attuata a Fontanile e Mombaruzzo dal parroco don Pietro Bellati che, a bordo di un’auto e munito di megafono, ha percorso, nei giorni scorsi, le vie dei due paesi, per pregare contro la pandemia. […]

L’iniziativa però pare essersi arenata a Mombaruzzo, dopo che il sindaco del paese, Giovanni Spandonaro, ha esposto al parroco le proprie perplessità dal punto vista organizzativo.

Spiega il primo cittadino: «Premesso che non sono io a dover dare questo tipo di autorizzazione e che non ho imposto un divieto, mi sono limitato a esprimere le mie riflessioni, dicendo a don Pietro di valutare l’effettiva necessità dell’intento e invitandolo a consultarsi con la Curia. Temo, infatti, che il progetto non sia conforme alle norme previste dall’ultimo decreto sulle limitazioni degli spostamenti. Come cattolico ritengo sia una bella iniziativa, ma come sindaco devo essere laico e far rispettare le leggi». (gazzetta d’alba)

Deposta la fascia tricolore davatni al simbolo religioso che da 274 anni rappresenta il custode della città

Copparo (FE) – Deposta la fascia tricolore davatni al simbolo religioso, il gesto è del sindaco di Copparo, Fabrizio Pagnoni.

Pagnoni, nella sua preghiera a porte chiuse, ha chiesto al Crocifisso di Copparo un aiuto è […] Al termine il sindaco ha deposto ai piedi del crocifisso la fascia tricolore, intendendo con questo gesto “affidare e consacrare a Te la nostra città, tutti i cittadini, i nostri beni spirituali e materiali, e tutte le nostre attività che ci consentono di vivere insieme ai nostri familiari con dignità e onestà”. (estense.com)

Il primo cittadino di Vanzaghello, nel Milanese, e il parroco don Armando Bosani in un rito medievale.

VANZAGHELLO (MILANO) – Affida il paese alla protezione della Madonna. Il parroco, penserete. Macché, a farlo è stato Arconte Gatti, sindaco di Vanzaghello (nel Milanese), colui che dovrebbe essere il garante, tra le altre cose, della laicità dello Stato.

Anche questo è uno degli effetti del Coronavirus: una sorta di perdita di lucidità, che porta il capo di una pubblica amministrazione a rispolverare riti di stampo medievale. Con buona pace di Voltaire e degli illuministi tutti, passati invano su questa terra. E con buona pace della scienza, che da Galileo in avanti – siamo a metà del 1500 – si è affermata proprio sul principio della separazione tra fede e ragione. (l’altomilanese)

Jwan Costantini, due assessori, i quattro parroci della città e tre giornalisti sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Teramo

Il sindaco di Giulianova (Teramo) Jwan Costantini, due assessori, i quattro parroci della città e tre giornalisti sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Teramo per aver violato il Dpcm in vigore nell’emergenza coronavirus. Andrebbero dunque incontro a una sanzione pecuniaria per aver partecipato alla celebrazione a porte chiuse per la consegna della fascia tricolore alla santa protettrice, la Madonna dello Splendore. “Grande il mio stupore e quello generale: non sono il primo sindaco ad affidare la propria città al patrono, in questa situazione – racconta Costantini a Tgcom24. – I carabinieri prima hanno tentato di interrompere la funzione, poi mi hanno atteso fuori dal santuario, ma io sono la massima autorità civile e il capo della protezione civile: non ho bisogno dell’autodichiarazione per girare”. La denuncia sarebbe partita da consiglieri dell’opposizione e alcuni cittadini. (tgcom24)

Si è rivolto a San Gennaro il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe che ha affidato tutti i fedeli a Dio, alla Vergine Maria e al santo Patrono attraverso una preghiera in queste giornate difficili per il Coronavirus.
Il religioso ha chiesto di proteggere tutti dal contagio.
Ecco il video:
(Casertafocus)

Il deputato ferrarese critica la sospensione delle funzioni religiose stabilita dal governo

“La sospensione delle funzioni religiose, stabilita dal governo, è anticostituzionale, oltre ad essere, come molte altre misure, insensate. Discrimina, in Europa, l’Italia dalle altre nazioni, non attraverso zone rosse e zone gialle, ma sospendendo il sentimento religioso, nel quale si ripone una parte della speranza nei credenti, rispetto a quella che il Papa stesso chiama «situazione disumana»”.

Il deputato ferrarese Vittorio Sgarbi critica la sospensione delle funzioni religiose stabilita dal governo. Secondo l’esponente di Forza Italia “il paese si dichiara, con ciò, ateo, alleandosi anche in questo alla Cina comunista”.
(Estense)

La fede, con la diffusione del coronavirus, deve misurarsi col tema dei sigilli posti ai luoghi di culto, chiese comprese. Ma anche le piscine di Lourdes sono state interessate da provvedimenti che non tutti condividono. Intervista al professor Roberto De Mattei

Le chiese, per più di qualche cattolico, sarebbero dovute rimanere aperte. Con ogni probabilità, più di qualche medico storcerà il naso dinanzi a questa affermazione. Il Professor Roberto De Mattei, presidente della Fondazione Lepanto, ha domandato a grande voce la riapertura delle piscine di Lourdes.
Anche su questo aspetto ci sarebbe da discutere. Ma il “fronte tradizionale” – così come viene spesso chiamato – sembra certo della natura paradossale di certe contromisure adottate dalle autorità ecclesiastiche per evitare la diffusione dei contagi da coronavirus.

Professor De Mattei, condivide la scelta di chiudere le chiese in relazione alla diffusione del coronavirus?

No, non la condivido affatto. Il coronavirus ci pone in una situazione di emergenza, ma nelle situazioni di emergenza il ruolo dei sacerdoti è analogo a quello dei medici.
(Il Giornale)

4 marzo 2020: A Laconi una processione per scongiurare l’arrivo in paese del Coronavirus

Una processione per chiedere l’intercessione di Dio per evitare l’arrivo del Coronavirus a Laconi.

Iniziativa fra fede e spiritualità lanciata oggi dal parroco di Laconi, il cappuccino padre Ivano Liguori, 41 anni.

Il corteo religioso attraverserà le strade del paese del Sarcidano mercoledì 11 marzo dopo la messa delle ore 17.
(Unionesarda)

Alle 17.15 di oggi i casi di infezione da Covid-19 in Trentino sono 4: lo ha confermato il presidente della Provincia autonoma di trento nel corso della sua relazione pomeridiana in Consiglio provinciale. Ma da dove ha origine il contagio? Dal 21 al 23 di febbraio si è svolto un pellegrinaggio in pullman ad Assisi a cui hanno partecipato 42 trentini, più l’autista. Durante il pellegrinaggio, l’Apss ritiene si sia verificato il contagio. L’origine è stata ricondotta ad un “paziente zero” nella persona di un frate, che nelle settimane precedenti il pellegrinaggio aveva viaggiato ripetutamente nel Nord Italia. Di conseguenza si pensa che il contagio iniziale si sia verificato fuori dal Trentino. Questa persona ha poi contagiato le altre 3.
(Giudicarie)

Mentre Lourdes ha deciso di chiudere le piscine fino a nuova comunicazione per via dell’emergenza Coronavirus, Paolo Brosio dice la sua sulla scelta di alcune chiese di togliere l’acqua santa, proprio per diminuire i rischi di contagio. Il giornalista è intervenuto a RaiRadio2 e si è infuriato: “Se l’acqua è santa combatte il virus. Hai mai visto l’acqua santa o Gesù che trasmettono il virus? Come può l’acqua benedetta da un figlio prediletto di Cristo portare contagio? È una questione di fede”. E Brosio è contrario anche alla chiusura di alcune chiese: “Un bel problema per chi ha fede”, ha detto.
(Il Fatto Quotidiano)

O, forse, ha solo bisogno di apparire.

La chiusura di tante chiese nel Nord Italia, la sospensione delle messe, i funerali solo con i familiari e misure del genere mi hanno lasciato una certa amarezza.

Non sono un epidemiologo, ma ci troviamo davvero di fronte a rischi così grandi da rinunciare alla nostra vita religiosa comunitaria?

Andrea Riccardi, storico, accademico, nel ’68 ha fondato la Comunità di Sant’Egidio. Nel governo Monti è stato ministro senza portafoglio per la cooperazione internazionale
(La Stampa)

Nell’agosto di questo anno Paolo Brosio e il Vescovo di Livorno, Simone Giusti, hanno tenuto ai bagni Lido una serata a tema, sulla fede e devozione mariana a Livorno. Ambedue devoti della Madonna, di Medjugorje uno, di Montenero l’altro. Ma al più presto, secondo quanto da loro detto, quella di Medjugorje raggiungerà quella di Montenero, le due madonne saranno oggetto di devozione nel santuario, già il sindaco di Livorno ha promesso l’aiuto per un turismo religioso, con facilitazioni varie, fra cui sconti per i pellegrini sui biglietti della funicolare.

La Madonna di Montenero negli ultimi decenni non ha brillato per i miracoli, ma il vescovo ne sta rinverdendo la fama con dibattiti sulla collocazione di statue in tutta la città e su guarigioni inspiegabili di fedeli.

La prima volta nel febbraio 2010 quando il figlio di un degente dell’ospedale “miracolosamente” riportato in salute, pensò di donare due statue della Madonna di Montenero da collocare una nell’hospice cure palliative, l’altra in degenza di medicina: la direttrice dell’ospedale rifiutò il permesso per la collocazione, dichiarando che è precisa responsabilità dell’azienda, oltreché garantire il rispetto del sentimento religioso di ciascuno e delle diverse confessioni, assicurare l’ottimale fruibilità degli spazi destinati ai degenti, riservando alle attività non direttamente o principalmente dedicati a questi ultimi spazi appositi e separati.

La seconda volta quando il vescovo, invitato all’inaugurazione del nuovo distretto ASL di Salviano, benedicendo la struttura, donò un’immagine della madonna di Montenero, da porre nella struttura medesima. Il dono irrinunciabile fu collocato su una parete all’entrata, fra il cestino rifiuti, un divieto di fumare e l’estintore.

Poi è stata eretta una statua della Madonna all’imboccatura del porto, in vetroresina di circa 10 metri, detta la Madonna dei Popoli, non si sa quali esattamente. Il tutto rapidamente e gratuitamente concesso dall’Autorità Portuale.

I livornesi possono stare sereni, dall’ospedale, agli incroci stradali, al porto c’è chi li protegge.

attivista e atea americana

Hanno intervistato Vittorio Sgarbi sul crocefisso a scuola. Riportiamo alcune
sue perle di capra e i nostri commenti.

«E’ un simbolo che appartiene alla nostra tradizione di Paese cristiano»

C’è un grande salto logico tra il sostenere che l’Italia ha una tradizione (anche) cristiana e il definirci Paese cristiano. Ridurre una multiforme cultura a una religione è da fondamentalisti (o da paraculi).

«A qualcuno verrebbe mai in mente di togliere dal muro di una scuola il ritratto di Leopardi, di Socrate o di Platone? Non credo. Allora mi chiedo: perché l’immagine di Cristo dà tanto fastidio?»

Nessuna obiezione se il crocefisso fosse in corridoio tra un‘immagine di Leopardi e un busto di Giulio Cesare, ma un critico (onesto) dovrebbe capire che un crocefisso in alto al centro della parete dell’aula è un simbolo che indica una gerarchia, un potere a cui inchinarsi.

«Basti pensare che la storia si divide in ante Cristo e dopo Cristo»

Appunto, anche il controllo del calendario è uno strumento di potere. Non molto tempo fa hanno provato a ricontare da una marcia del 1922.
Alcuni invece preferiscono l’espressione ante era vulgaris (prima dell’era popolare, a.e.v./e.v.), usata per la prima volta da Keplero nel 1615 e oggi da chi preferisce un termine non esplicitamente religioso, lasciando la numerazione convenzionale (peraltro la data effettiva di nascita di Gesù Cristo sembra essere il 7 a.e.v.).

Non ci sarebbe nulla da obiettare se Giorgia Meloni, al comizio del 20 ottobre delle destre a Roma,  avesse semplicemente affermato le sue convinzioni in materia di religione, identità e affettività: in uno Stato laico ciascuno può dire e fare ciò che preferisce, se non crea problemi agli altri.

In realtà Giorgia Meloni (e non solo) vuole creare problemi, nel senso che vuole imporre le sue convinzioni, che – guarda caso – sono la riproposizione (con qualche ipocrisia) del reazionario e autoritario “dio, patria e famiglia“.
Quello che vuole imporci è un ordine “naturale” di origine divina, che si trasferisce sul duce/presidente, e da questo sul pater familias.
In questo senso è una lesione della laicità dello Stato, nella cui sfera pubblica si dovrebbe prescindere dalle credenze religiose e settarie di ogni tipo (etsi deus non daretur).

Invece la sfera pubblica viene occupata per imporci una visione del mondo reazionaria, e se non la presidiamo riaffermando i principi dell’Illuminismo ci riporteranno a prima della rivoluzione francese.
Non basta affermare il nostro astratto diritto a essere diversi dalle Giorgia Meloni: serve una militanza laica per garantire liberté, égalité e fraternité.

In una intervista l’arcivescovo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabra, afferma che la ‘ndrangheta è una forma di ateismo.
È bello vedere la passione civile, anche di un religioso, ma che c’entrano gli atei? Nelle ‘ndrine si giura sull’immagine della madonna, mica di Oddifreddi!

La chiesa cattolica è una grande comunità, con diversi orientamenti politici e culturali, e se alcuni lottano contro le mafie non può farci che piacere. Un po’ meno se per caratterizzarli negativamente li si qualifica “atei”, e sarebbero tali perché cercano il potere e il denaro.
A voler polemizzare basterebbe ricordare che c’è un paradiso fiscale ubicato “oltretevere” con una banca (Istituto per le Opere di Religione) che ha fatto affari con la mafia, che gli annunci di riforma dello IOR sono stati ripetuti più volte e probabilmente verranno ripetuti ancora.

Un onesto riconoscimento delle difficoltà avrebbe la nostra comprensione, ma non l’ipocrisia. Bertolone dice: “se davvero c’è stato, oggi il tempo dell’ignavia, dell’accondiscendenza, della passività, è definitivamente tramontato”!
Nel 1975 i vescovi calabresi sottoscrissero un indirizzo “contro la mafia” e lo ripeterono in più occasioni, ma i “condizionamenti ambientali”, gli “inchini” nelle processioni, ecc. ecc. sono continuati. Bene ribadire gli impegni, ma questi risultano meno credibili se si insinua che forse sono solo dicerie (“se davvero c’è stato”!). E poi offendere quei poveri ‘ndranghetisti dandogli degli atei…

Le recenti polemiche sui tortellini sono comiche ma hanno anche un lato tragico. Cristiani ed ebrei, carnivori e vegetariani, palestrati e obesi, materialisti e metafisici, classici e nouvelle cuisine, ognuno si è sempre fatto i tortellini suoi ed è riuscito a mettere insieme il pranzo con la cena senza problemi (salvo quelli seri del precariato e della disoccupazione). Ma il bolognese cardinale Zuppi vuole il monopolio dell’etica, anche culinaria, favorendo così la reazione sovranista del Salvini-maiale-pensiero, scontata essendo prossime le elezioni regionali.

Potrebbe sembrare una battaglia goliardica, con il dio turtlèin al posto dello spaghetto dei pastafariani, ma anche Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera del 3 ottobre si chiede dove stia andando la chiesa cattolica, dubitando della linea cosmopolitica del Vaticano, che ha il vantaggio di usare “una risorsa – il Sacro – di cui l’umanesimo buonista non può disporre”, ma non è detto che riesca a vincere la sfida della globalizzazione.

Magatti e Giaccardi (La scommessa cattolica) sono invece entusiasti del cosmopolitismo di Bergoglio: “Nell’epoca della «sovranità limitata», pensare la sfera pubblica secondo la dicotomia pubblico (stato)/privato (religione) non basta più […] Tenuto conto della loro capacità di influenza e del peso delle loro decisioni ha senso, ad esempio, considerare le multinazionali come soggetti puramente privati? E lo stesso interrogativo non vale, a maggior ragione, per le grandi Chiese che raccolgono centinaia di milioni di fedeli?”

Dunque lo Stato nazionale – figlio della rivoluzione francese, con i suoi cittadini sovrani, titolari di diritti – starebbe scomparendo grazie alla globalizzazione. La religione recupererebbe così il suo potere (una influenza come e più delle multinazionali), rivendicando in forme nuove la supremazia del potere spirituale su quello temporale, una riedizione della (mai cessata) lotta per le investiture.

All’estremo opposto troviamo i sovranisti – da Trump a Salvini – che riducono le diversità culturali a religioni, che ripropongono identità asfittiche e bellicose, rosari e crocefissi, che vogliono la loro parrocchia, la loro chiesa, allineata al loro “principe”: una riedizione del cuius regio, eius religio, ma per dividere, non per pacificare.

La crisi del 2008 ha mostrato i limiti della globalizzazione liberista e ha generato una altrettanto inaccettabile reazione sovranista. Questa contrapposizione attraversa tutto il mondo, anche la chiesa cattolica, ma non è un motivo sufficiente per aderire a una di queste due visioni del mondo. Noi restiamo fedeli al cantiere aperto dell’Illuminismo, alla lotta democratica per l’uguaglianza, per i diritti, per istituzioni politiche capaci di governare il progresso civile e sociale.

E che laicamente, in questo ambito, ognuno si faccia i tortellini suoi.

XX Settembre. Una data simbolo. Storica. Dimenticata.

XX SETTEMBRE: FESTA (DI LAICITA’ E LIBERTA’ SPIRITUALE) CANCELLATA.

XX Settembre.

Una data simbolo. Storica. Dimenticata.

Abolita prima dal fascismo e poi mai reintrodotta dalla Repubblica della partitocrazia e del clericalismo.

Perché mai ?

Forse perché essa simboleggiava e continua a simboleggiare la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici. E rimane simbolo di anticlericalismo, democrazia, laicità e libertà spirituale.

Quel 20 settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia, allorquando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono, l’Italia fu finalmente unita. Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell’Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale… (articolo completo di L. Bagatin ALGANEWS)

“Stia attento – ha detto al cronista – lei la paga”. Mentre una gran folla, un organo e le campane avevano appena reso un tributo al boss che ripudiò la figlia solo perché aveva seguito il marito,

Palermo, folla e campane alla messa per il boss. E poi le minacce del prete al cronista: “Lei la paga”

Un mese fa, il questore di Palermo aveva vietato i funerali pubblici per Tommaso Spadaro, il “re” del contrabbando e della droga condannato per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Ievolella. Ieri, invece, si è tenuta una funzione solenne nella chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, nel cuore del centro storico, officiata da padre Mario Frittitta, il carmelitano che negli anni Novanta era stato arrestato e poi assolto per aver detto messa nel covo del latitante Aglieri. (la repubblica)

ArciAtea aderisce alla mobilitazione nazionale per chiedere il ritiro del disegno di legge su separazione e affido

10 novembre 2018: ArciAtea aderisce alla mobilitazione nazionale per chiedere il ritiro del disegno di legge su separazione e affido

Il ddl Pillon e gli altri tre disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato, di fatto vieta il divorzio a chi è meno ricco perché le separazioni saranno fortemente disincentivate dagli alti costi imposti dalla mediazione obbligatoria e a pagamento. I figli e le figlie diventeranno ostaggi di un costante negoziato sotto tutela per far funzionare il mantenimento diretto a piè di lista e il piano genitoriale con doppio domicilio.

È una mobilitazione che coinvolge il movimento delle donne, l’associazionismo democratico, tante realtà della società civile, per dire No alla mediazione obbligatoria a pagamento, all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione e residenza dei minori, al mantenimento diretto, al piano genitoriale e all’introduzione del concetto di alienazione parentale.

L’appuntamento è nelle piazze di molte città per sabato 10 novembre.

crocefisso matteo salvini Lega M5S uaar

Recentemente i media hanno rilanciato la proposta di legge dell’on. leghista Barbara Saltamartini del 26/3/18 finalizzata a introdurre l’obbligo del crocifisso negli uffici pubblici, nelle scuole e nelle università, nei tribunali e nelle carceri, in aeroporti, porti e stazioni ferroviarie.
Il successo (per ora nei sondaggi) della Lega dipende molto dalla sua capacità di dettare l’agenda, cioè di far discutere di ciò che interessa (e evitare di discutere di ciò che avvantaggerebbe gli avversari).
Non c’è dubbio che tra le cose che interessano la Lega ci sia il consolidamento del potenziale consenso tra gli elettori cattolici più o meno tradizionalisti. Vedi Salvini col rosario o il neosindaco di Cinisello che invia alle parrocchie la sua prima lettera: non un fascioleghismo minoritario ma una confessionale riedizione della DC.
Non tutta la chiesa gradisce questo abbraccio strumentale: Avvenire, Famiglia Cristiana e altri prendono le distanze, infastiditi. Ma la chiesa è un mondo complesso e articolato, rigido nei principi e flessibile nelle tattiche, capace di coltivare molte relazioni, anche contrapposte, e di contrattare vantaggi con tutti.
E il principale vantaggio ottenuto è che la religione sta rioccupando lo spazio pubblico, nonostante la nostra repubblica si dichiari laica. Lo stesso Corrado Augias (“se fossi cristiano mi ribellerei a questa banalizzazione“) sembra contrapporre cristiani buoni a cristiani cattivi. Il risultato di uno scontro politico tra “buonisti” e “cattivisti” è la legittimazione della presenza della chiesa sulla sfera pubblica e una dialettica politica centrata tra cattolici di diverso orientamento.
Strumentale o meno, la Lega di Salvini produce e utilizza un clima sociale che non è fatto solo di estemporanee proposte di legge (che neanche arriveranno in aula perché non fanno parte del “contratto” di governo col M5s), ma si alimenta di una miriade di iniziative (non solo leghiste): sindaci che patrocinano messe e vi partecipano con fascia tricolore, vescovi che benedicono opere pubbliche alla presenza di autorità civili (sindaci, presidenti di regione, parlamentari, prefetti, questori, ufficiali dei carabinieri, ecc.), boicottaggio più o meno esplicito delle unioni civili in alcuni comuni, madonne piazzate sui grattacieli di Milano (se più alti del duomo), ecc. ecc.
Si può anche reagire con battute (“alle scuole date prima la carta igienica..”), o rassegnati perché il Consiglio di Stato (parere n. 63 del 27/4/88) ha dichiarato che non si può vietare l’esposizione del crocefisso negli uffici pubblici in quanto “fa parte del patrimonio storico”.
In realtà le norme esprimono (più o meno direttamente e adeguatamente) la cultura dominante: se non si lotta quotidianamente per le proprie convinzioni, quelle avversarie diventeranno prima senso comune e poi leggi.