Rileggendo Koyré

Quando dentro di me rivive il cosmo
e mi attraversa il respiro del Tutto
riaffiora l’esplosione della sfera.

La tragica bellezza della vita.

Oltre l’infinito

Che cosa c’è dove finisce il Tutto?
E cerchiamo una strategia mentale
per guardare al di là dell’infinito
e superare il limite
che un tempo credevamo invalicabile.

Lo sguardo sull’abisso

(Rileggendo Carlo Rovelli)

Tuffo lo sguardo nell’abisso, vedo
l’idea terrificante e assurda e folle
che mi squadra e mi sfida quasi al limite
delle capacità della mia mente
che vorrebbe spiegare tutto ma
non ha risposte alle nuove domande
da lei stessa create. Forse un giorno
rosso e lontano ne sapremo uscire.

La nascita del cosmo

La tempesta quantistica flagella
gli elementi nel brodo primordiale.
Li sfibra, li divelle, li affastella
in seno al cono gravitazionale.

La Singolarità Iniziale pone
la premessa della nuova teoria,
l’evoluzione dalla simmetria
alla pregeometria, l’informazione

che disvela la formula segreta.
Non solo lo scienziato, anche il poeta
osa raffigurare lo scenario

dell’Universo nell’Istante Zero.
La traccia folgorante di un pensiero.
L’origine del tempo immaginario.

La funzione Delta

Ho visto l’infinito
ma solo per un attimo.

Per un battito d’ali
dell’Universo, un fremito del cosmo.

L’abbraccio universale della vita.

La mia funzione d’onda

Particella del cosmo, voglio anch’io
conoscere la mia funzione d’onda,
particella cosciente e consapevole
della complessità dell’universo
nel folle tentativo di comprendere
l’essenza e la natura delle cose.

La fiaba degli esseri viventi

Siamo sbocciati su questo pianeta
per una strada che nessuno ha scelto.
Siamo rimasti a bordo qualche giro
prima di scioglierci nel grande Tutto.

La critica della ragione cosmica

Perché esiste qualcosa anziché il nulla?
C’era una chiara trama dietro al mondo,
una struttura immateriale e diafana
che reggeva la tela. Poi un giorno
cent’anni fa, di giugno, un tale Alberto
pensò la nuova struttura spaziale
fuori dal tempo, autosimilare,
che eliminava gli assoluti. Nacque
nella sua mente un modello diverso,
l’idea dell’Universo come un Tutto,
la piega dove il tempo si deforma.
La critica della ragione cosmica.

Inno al tensore

In questo caldo luglio
il sogno della notte
mi giunge con l’immagine
di un tensore quadruplo covariante.

Ciò che di giorno non comprendo
ora appare chiarissimo,
senza misteri, come
sotteso da concetti elementari.

Nella luce notturna
si chiarisce perfino
la natura della controvarianza.

Ritornerà tra poco
la tenebra dell’alba.
Quel che ora appare chiaro
sarà di nuovo avvolto nel mistero.

Il regno della mente

Mi cullo nell’oceano del pensiero
schiaffeggiato dal vento di un’idea
che respiro nel regno della mente.

E mi abbandono felice all’ebbrezza
di chi si nutre di pura astrazione.

Il nulla

Perché esiste qualcosa anziché il nulla?

Ma siamo poi sicuri di esistere?
L’apparenza fa velo alla sostanza,
non basta a comprovarlo questa angoscia
se increspa il lago solo in superficie.

Il gatto di luce

Abbagliata dall’ottica quantistica
come il poeta da un sogno di luce,
così la scienza naturale illumina
un sentiero nascosto ove s’intrecciano
sovrapponendosi gli stati quantici
del fotone e dell’atomo. Il confine
tra i due ambiti è la decoerenza,
il differente ritmo che separa
la poesia dal mondo reale.

Vorrei conoscere i pensieri di Dio

Mi sono immerso in un raggio di luce.

Vedo un oceano di cariche elettriche
che vibrano e disegnano una danza
da cui nascono piccoli magneti.

Le onde concatenate si propagano
in un abbraccio elettromagnetico,
avvinghiate come sanno gli amanti.

A chi cavalca la cresta dell’onda
il mondo appare immobile. La luce
si propaga intrecciando al proprio interno
i due campi in un’unica natura
nell’universo dello spazio-tempo.
La sua velocità costante è un limite
irraggiungibile, esprime un rapporto
quando la massa diventa energia.

Lungo una strada che portava a Dio
l’uomo ha trovato il modo per distruggere
milioni di suoi simili in un attimo.

Mi chiedo se saprà un giorno lontano
reprimere gli istinti primordiali
e indirizzare la nuova coscienza
verso una società capace di
sotterrare per sempre ogni violenza,
unita nei colori della pace.

La commedia della vita

Po, alla fine dell’ultimo atto,
rimangono due soli personaggi.
Reale e Immaginario.

­  ­  ­  ­  ­  ­  ­  ­  ­  ­  ­  Chi è più vivo?
Non c’è risposta quando i loro sguardi
scrutano in direzioni ortogonali.

Gli infiniti universi

Ho visto gli universi paralleli.
Ho replicato fino all’infinito
la mia immagine con due soli specchi.

Regni diversi, mondi inaccessibili
che ho intrecciato con semplici versi
alla sommessa sinfonia del cosmo.

Oltre l’infinito
Che cosa c’è dove finisce il Tutto?
E cerchiamo una strategia mentale
per guardare al di là dell’infinito
e superare il limite
che un tempo credevamo invalicabile.

Che cos’è la realtà?
Questo mondo in cui vivo,
questo luogo ove scrivo
è virtuale o reale?

Tutto quello che vedo,
tutto quello in cui credo
è etereo o materiale?

Non ho mai visto un quark ma credo che
non sia possibile prenderlo a calci
e pure il fullerene non si presta.

Ma allora dove comincia a cambiare,
diciamo, la natura delle cose?

Bellezza dell’Universo
Spirali di galassie, nebulose
nello spazio infinito punteggiato
da miliardi di sfere luminose,
la vita sulla Terra, un volto amato,
la forma delle foglie, le mimose,
il soffio verde di un bosco incantato,
le virate in canoa vertiginose,
tutto quanto mi ha sempre affascinato,
gli occhi dei cani, la voce del vento,
la superficie del mare increspata,
presenza eterea che avverto e non sento,
che voi chiamate dio, io mi accontento
di assaporarla nella sconfinata
gioia di appartenere al Grande Evento.

La critica della ragione cosmica
Perché esiste qualcosa anziché il nulla?
C’era una chiara trama dietro al mondo,
una struttura immateriale e diafana
che reggeva la tela. Poi un giorno
cent’anni fa, di giugno, un tale Alberto
pensò la nuova struttura spaziale
fuori dal tempo, autosimilare,
che eliminava gli assoluti. Nacque
nella sua mente un modello diverso,
l’idea dell’Universo come un Tutto,
la piega dove il tempo si deforma.
La critica della ragione cosmica.

Albert Einstein giugno 1905
Penso alla luce.
Come si propaga
in questo spazio immenso che circonda
uomini e cose? La mia mente indaga
alla doppia natura sua di onda
e flusso di corpuscoli che vaga
per l’Universo. Credo che nasconda
la chiave di ogni umana conoscenza
e le premesse di una nuova scienza.

Se l’Universo è un continuo spaziale
in cui s’incarnano la geometria
e la metrica, sembra naturale
sostituire l’antica teoria
con un assetto spaziotemporale
sviluppando l’ipotesi che sia
anche per considerazioni estetiche
determinato dalle sue geodetiche.

Se c’è un conflitto fra due leggi aperto
dovrai sicuramente rinunciare
all’uno o all’altro. Ma quando hai scoperto
i perché più profondi già ti appare
l’ipotesi che spiega in modo certo
il tutto, e chiaro, e quasi lineare,
in veste matematica perfetta,
che chiamo relatività ristretta.

Sbalorditiva, semplice e compatta
come un antico vaso di ceramica,
la teoria suggerisce in forma astratta
una nuova visione panoramica
da un’esperienza ch’era stata fatta
nell’ottica e nell’elettrodinamica
da Lorentz e dalla rivoluzione
che nacque dalla sua trasformazione.

Nella fisica quella asimmetria
facea velo all’essenziale bellezza
dell’universo intero, all’armonia
prestabilita, all’estrema purezza
della natura. La nuova teoria
era già scritta in tutta chiarezza,
affidata a un tensore riemanniano
come a un violino, a un flauto, a un fortepiano.

Che cos’è la realtà?

Questo mondo in cui vivo,
questo luogo ove scrivo
è virtuale o reale?

Tutto quello che vedo,
tutto quello in cui credo
è etereo o materiale?

Non ho mai visto un quark ma credo che
non sia possibile prenderlo a calci
e pure il fullerene non si presta.

Ma allora dove comincia a cambiare,
diciamo, la natura delle cose?

Bellezza dell’Universo

Spirali di galassie, nebulose
nello spazio infinito punteggiato
da miliardi di sfere luminose,
la vita sulla Terra, un volto amato,
la forma delle foglie, le mimose,
il soffio verde di un bosco incantato,
le virate in canoa vertiginose,
tutto quanto mi ha sempre affascinato,
gli occhi dei cani, la voce del vento,
la superficie del mare increspata,
presenza eterea che avverto e non sento,
che voi chiamate Dio, io mi accontento
di assaporarla nella sconfinata
gioia di appartenere al Grande Evento.

Albert Einstein giugno 1905

Penso alla luce.
Come si propaga
in questo spazio immenso che circonda
uomini e cose? La mia mente indaga
alla doppia natura sua di onda
e flusso di corpuscoli che vaga
per l’Universo. Credo che nasconda
la chiave di ogni umana conoscenza
e le premesse di una nuova scienza.

Se l’Universo è un continuo spaziale
in cui s’incarnano la geometria
e la metrica, sembra naturale
sostituire l’antica teoria
con un assetto spaziotemporale
sviluppando l’ipotesi che sia
anche per considerazioni estetiche
determinato dalle sue geodetiche.

Se c’è un conflitto fra due leggi aperto
dovrai sicuramente rinunciare
all’uno o all’altro. Ma quando hai scoperto
i perché più profondi già ti appare
l’ipotesi che spiega in modo certo
il tutto, e chiaro, e quasi lineare,
in veste matematica perfetta,
che chiamo relatività ristretta.

Sbalorditiva, semplice e compatta
come un antico vaso di ceramica,
la teoria suggerisce in forma astratta
una nuova visione panoramica
da un’esperienza ch’era stata fatta
nell’ottica e nell’elettrodinamica
da Lorentz e dalla rivoluzione
che nacque dalla sua trasformazione.

Nella fisica quella asimmetria
facea velo all’essenziale bellezza
dell’universo intero, all’armonia
prestabilita, all’estrema purezza
della natura. La nuova teoria
era già scritta in tutta chiarezza,
affidata a un tensore riemanniano
come a un violino, a un flauto, a un fortepiano.