Lo Stato sociale, finanziato con la progressività delle imposte, che garantisce le prestazioni universalistiche per sanità, scuola, sicurezza, ecc. è sempre più sgretolato da politiche che ci riportano alle medievali opere pie religiose e alle tecnocratiche fondazioni “filantropiche” (esentasse).

Cioè sono politiche basate non sui diritti e sulla solidarietà egualitaria ma sulla gerarchica carità, che può dare qualche sollievo temporaneo (talvolta più a chi la fa che a chi la riceve) e che però conferma il sistema delle disuguaglianze.

I “sovranisti” nostrani promettono tagli delle tasse (flat tax) che erodono sempre più il welfare universalistico e favoriscono i più ricchi con una legislazione che consente loro l’elusione fiscale. Il problema non è tecnico, gli strumenti per ridurre al minimo evasione e elusione fiscale sono disponibili, ma manca la volontà politica per farlo (per interesse elettoralistico).

Riportando l’annuale classifica stilata dalla rivista Bilanz, gli italiani dominano la classifica dei super ricchi in Svizzera. Ai primi posti i rampolli che hanno avuto il merito di ereditare ricchezze e di investire nei campi della finanza (Pignataro), della logistica (Aponte), della tecnologia medica e farmaceutica (Bertarelli, Giuliani, Siccardi), delle armi (Beretta), delle criptovalute, ecc. (vedi l’elenco su tvsvizzera).

Milano Finanza riporta uno studio del Centro studi di Unimpresa che ci dice che sono 73.000 i cittadini italiani che tra 2013 e 2023 risultavano residenti in Paesi a fiscalità agevolata, con redditi prodotti in Italia ma tassati all’estero per un ammontare complessivo superiore a 5,1 miliardi di euro.

Con 51.696 contribuenti e un totale di 3,34 miliardi di euro di redditi generati in Italia e tassati oltreconfine è proprio la Svizzera a guidare (di gran lunga) la speciale graduatoria. Seguono il Principato di Monaco, con 2.980 italiani e 716 milioni di euro. Poi Singapore (con 1.649 residenti e 126 milioni), Portogallo (4.182 contribuenti, 185 milioni), Emirati Arabi Uniti (5.505, 340 milioni), Panama (735, 40 milioni), Tunisia (2.105, 111 milioni).

I “sovranisti” lanciano slogan del tipo “difendiamo la nostra tradizione del presepe”, “prima gli italiani”, gli altri “aiutiamoli ma a casa loro”, però la realtà è che aiutano “prima” i super-ricchi che hanno la loro “casa” in Svizzera, a Montecarlo e nei vari paradisi fiscali; a noi lasciano il caritatevole presepe (dopo avere finanziato qualche parrocchia).